Il Tirreno

Lucca

Chirurgia, tempi più lunghi al San Luca

di Fabrizio Tonelli
Chirurgia, tempi più lunghi al San Luca

La nuova organizzazione è sempre in rodaggio, per molti interventi le attese sono superiori a quelle del Campo di Marte

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LUCCA. Sorpresa, ma fino a un certo punto, a leggere i dati dell’Asl sui tempi di attesa degli interventi chirurgici (non urgenti) all’ospedale di Lucca. Ci sarebbe da dire che le cose andavano meglio nel vituperato Campa di Marte, almeno alla luce degli interventi, 12, per i quali è possibile una comparazione: per 8 di questi i tempi di attesa erano inferiori nel vecchio ospedale.

Ma c’è davvero da rimpiangere il Campo di Marte? No, assolutamente no, secondo il direttore sanitario dell’Asl Lorenzo Roti. Siamo di fronte a una situazione che era prevista, l’attivazione del San Luca ha comportato un rallentamento delle attività, quella che l’ex direttore generale Antonio D’Urso aveva definito “la macchina da guerra delle 13 sale operatorie” non è ancora del tutto sfruttata perchè il tempo di rodaggio di una struttura complessa e diversamente organizzata rispetto al passato è lungo. Almeno un anno, anche alla luce delle esperienze degli ospedali gemelli di Pistoia e Prato, entrati in attività prima del San Luca.

«Quello che ci conforta - dice il dottor Roti - è che tutti gli interventi ad alta priorità, in particolare quelli oncologici, vengono effettuati nei tempi previsti, ovvero 30 giorni. Quindi sulle urgenze non abbiamo problemi, addirittura il Sant’Anna ha certificato che siamo tra i migliori per il trattamento rapido delle fratture del femore».

A suffragare questa tesi ci sono i dati: nel periodo gennaio-ottobre 2014 i ricoveri chirurgici a Lucca sono stati 5.231 rispetto ai 5.872 del 2013, ben 641 in meno. In particolare nel periodo maggio-ottobre (quindi dall’apertura del San Luca) sono stati 2.887 rispetto ai 3.451 dell’anno precedente, con una diminuzione del 16%.

Nonostante questa minore pressione, le attese sono aumentate proprio perchè l’avvio dell’attività chirurgica complessiva nel S. Luca si è dovuta misurare con tutte le novità collegate al nuovo ospedale e il rodaggio non è ancora concluso.

«Per esempio - spiega il dottor Riccardo Piane, direttore del dipartimento chirurgico - i tempi di sterilizzazione dei ferri, servizio che è stato esternalizzato, sono di oltre 2 ore rispetto ai 45 minuti di prima. Questo ha comportato un allungamento dei tempi fra un intervento e l’altro, così come la pulizia delle sale chirurgiche. Tutta la macchina deve andare a regime, ma non si può ignorare che si opera in ambienti moderni, con attrezzature di prim’ordine. E anche la sistemazione dei malati è migliorata, con camere a due letti dotate del bagno».

Un aumento degli organici (anestesisti, chirurghi, infermieri) sarebbe ovviamente auspicabile per sfruttare al massimo delle sue potenzialità l’area chirurgica del San Luca, anche se già oggi l’attività si dispiega su 10 delle 13 sale operatorie a disposizione (rispetto alle 7 del Campo di Marte).

Per esempio le attese cresciute per gli interventi alla prostata si spiegano anche con il pensionamento del primario di urologia Novello Pinzi, per la cui sostituzione è sempre in corso la procedura a livello di Estav.

«In ogni caso - afferma il direttore sanitario Roti - abbiamo attivato un gruppo specifico sul percorso chirurgico per garantire la massima operatività». Al punto che a ottobre (mese a cui si riferiscono gli ultimi dati rilevati) si è registrata la punta più alta di ricoveri chirurgici, con oltre 600 pazienti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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