Attenzione
Parma insegna come si valorizza un brand
Esempio da seguire l’attivismo della città emiliana che vive su Verdi (che pure è nato a Busseto)
LUCCA. Metti un gruppo di lucchesi in visita a Parma. Lucchesi veraci, innamorati della loro città, ma anche di Giacomo Puccini, del quale conoscono le gesta e tutte quelle opere che lo hanno reso immortale. Quei lucchesi che, passeggiando per le vie della città emiliana, sono rimasti impressionati notando che qui quasi tutto parla di Giuseppe Verdi. Dalle vetrine di negozi, bar e ristoranti alle diverse attività: la presenza del musicista si avverte ovunque. A ricordarla foto, documenti, spartiti e tante locandine dei debutti nei maggiori teatri europei che fanno capolino da tavoli, mensole e angoli dedicati, mentre dalle pareti ritratti e immagini di scene delle opere sembrano guardare a vista gli avventori. Per non parlare delle arie verdiane che risuonano nei locali, attirando la curiosità della gente di passaggio. Una città intrisa di memoria popolare insomma, dove i cittadini stessi, forse prima delle istituzioni, avvertono l’esigenza di ricordare al mondo la figura del loro illustre concittadino. E pensare che l’autore di Nabucco, Aida e Traviata non è nato a Parma, bensì a Roncole di Busseto, un paesino della provincia a diversi chilometri dal capoluogo, anch’esso meta di un pellegrinaggio quotidiano per visitare la casa natale, nei pressi della quale anche qui tutto parla di lui. Un amore smisurato e palpabile quello dei parmigiani verso il loro figlio più celebre, il cui fantasma aleggia nel Teatro Regio. Quel teatro che lo vide più volte protagonista e che ogni anno gli dedica eventi di forte richiamo turistico.
Ci sono rimasti proprio male quei cittadini lucchesi facendo un raffronto tra Parma e la loro città dove Puccini vide la luce il 22 dicembre 1858. Che purtroppo sembra averlo dimenticato. O quantomeno trascurato. E ci sono rimasti ancor peggio quando, entrati in un ristorante che pareva un museo, manifestando stupore e ammirazione, il proprietario che aveva capito la loro provenienza, ha esclamato: «Dovere della città a un uomo come Verdi. Immagino però quanto straordinari siano i vostri locali e le vetrine dei negozi in onore all’operista più eseguito al mondo». Inutile descrivere l’imbarazzo della comitiva. Tutti si sono sentiti piccoli piccoli. I più spavaldi hanno cercato di salvare capre e cavoli con aneddoti e racconti. Naturalmente fuori dal locale i commenti si sono sprecati e qualcuno ha scosso la testa sconsolato.
Possibile che Lucca non riconosca il valore di un tesoro come Puccini? Passano gli anni, si susseguono anniversari e ricorrenze tra gli avvicendamenti politici, ma per Puccini c’è sempre meno spazio. Crisi a parte, forse si potrebbe veramente fare qualcosa di più, se non altro per ricordare ai turisti che Giacomo Puccini è nato a Lucca e non a Torre del Lago, come purtroppo ancora molti pensano. E allora, prendendo esempio da Parma, perché non cominciare a cambiare volto a locali e vetrine del centro storico e accogliere i turisti con le melodie di Bohème, Turadot e Butterfly? Impresa impossibile? Tutt’altro. Come mettere sotto i cartelli stradali “Città di Puccini” sotto Lucca. Basterebbe un po’ d’organizzazione e impegno, ma soprattutto tanto amore per Puccini e i risultati sarebbero garantiti. Sicuramente con eccellenti riscontri sotto il profilo turistico.
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