Sicurezza
Morti nel rally, la procura chiede il rinvio a giudizio
Lucca: dodici componenti dell'organizzazione rischiano di finire sotto processo
LUCCA. Potevano salvarsi Valerio Catelani, 38 anni, di Massa e Daniela Bertoneri di 35 residente a Seravezza. Per la procura pilota e navigatore della Peugeot 207 Super - andata a fuoco circa due minuti e mezzo dopo essere uscita di strada la notte del 22 luglio 2012 nella quarta prova speciale del 47esimo rally Coppa Città di Lucca a S. Ilario di Brancoli - morti per asfissia dal fumo tossico sprigionatosi all'interno dell'abitacolo potevano essere soccorsi da alcuni equipaggi che seguivano la loro vettura e violarono la procedura di sicurezza in caso d'incidente prevista dal regolamento nazionale rallies.
Ma soprattutto il responsabile della sicurezza della corsa e le macchine apripista con i numeri 0, 00 e 000 nel corso del loro giro di ricognizione avrebbero omesso di segnalare l'abbattimento del muro di cemento a presidio della curva da cui uscì di strada la Peugeot di Catalani-Bertoneri. Piloti e navigatore, per gli inquirenti, non furono informati della modifica dei luoghi dovuta all'abbattimento del muro. Così quando impostarono la curva sbagliarono la manovra che causo il sinistro poi rivelatosi fatale. A distanza di due anni e mezzo il sostituto procuratore Elena Leone ha chiesto il rinvio a giudizio per 12 persone tra piloti, navigatori, responsabile della sicurezza del rally Città di Lucca e apripista addetti alla supervisione del percorso accusati a vario titolo di omicidio colposo e omissione di soccorso. L'udienza preliminare è stata fissata davanti al giudice Silvia Mugnaini il 6 marzo 2015.
Gli indagati. Le posizioni sono articolate. Sette le persone accusate di omicidio colposo. Si tratta di Mauro Scarpellini, di Capannori, responsabile della sicurezza del rally e sei componenti degli equipaggi apripista addetti alla supervisione del percorso di gara finalizzato alla rilevazione delle fonti di pericolo: Bruno Togni, nato a Pontedera e residente ad Altopascio; Danilo Meazzini di Pieve S. Stefano (Arezzo); Luca Gelli, Massimo Simi, Gianluca Simonetti tutti di Lucca e Luca Ciucci di Capannori. Tutti - ad eccezione di Gelli difeso dall'avvocato Lodovica Giorgi e Simonetti da Massimo Panzani - sono assistiti dagli avvocati Marica Martinelli e Alessandro Di Piramo.
Altri cinque - tutti piloti e navigatori - sono accusati di non essersi fermati per prestare soccorso ai due colleghi intrappolati nella Peugeot 207 in fiamme. In particolare l'equipaggio composto dagli spezzini Giuseppe Iacomini e Davide Cozzani, rispettivamente di Lerici e La Spezia assistiti dagli avvocati Giuseppe Groccia e Daniele Caprara, durante la quarta prova speciale Brancoli con direzione di marcia Vinchiana-Brancoli a bordo della Subaru Impreza numero 8 in un tratto di strada in salita non si fermavano per prestare assistenza ai colleghi intrappolati nella vettura numero 7 - la Peugeot 207 S 2000 di Catelani-Bertoneri - uscita dalla carreggiata e ribaltatasi sulla fiancata destra nel fossato incendiandosi per la fuoriuscita di carburante. Per la procura i due rallysti non avrebbero dato immediato avviso alla postazione radio posta a un centinaio di metri di distanza. Omissione di soccorso anche per l'equipaggio composto da Iacopo Giannecchini di Massarosa e Federico Mazzanti di Lucca, il primo assistito dall'avvocato Michele Giorgetti di Lucca e il secondo difeso dall'avvocato Massimo Simi di Lucca.
Alla guida della Renault Clio numero 11 percorrendo lo stesso tratto di strada durante la prova speciale non avrebbero dato immediato avviso alla posta radio immediatamente successiva. Stessa imputazione anche per David Castiglioni di Porcari, difeso dall'avvocato Francesco Vanni di Pistoia, che correva con la Renault Clio numero 12 e che avrebbe dovuto avvisare la postazione radio poche centinaia di metri dopo. I cinque piloti alla termine della loro prova dichiararono ad alcuni testimoni successivamente presi a verbale dalla polizia stradale che fece gli accertamenti per conto della procura della Repubblica di aver visto un'auto in fiamma all'interno di un fossato proprio all'altezza del civico 3432 nella quarta prova speciale denominata "Brancoli". L'unico che non venne verbalizzato e di cui non c'è traccia di registrazioni vocali all'interno delle webcam sequestrate alle macchine è il collega di scuderia di David Castiglioni, il rallysta Cristiano Matteucci di Montecarlo. Nei suoi confronti la procura non ha proceduto per mancanza di elementi probatori.
Archiviazioni. Chiesta invece l'archiviazione nei confronti del livornese Fabrizio Bacci, presidente della scuderia Pro Racing di Livorno (ufficialmente proprietaria della Peugeot 207 Super) e del preparatore della vettura, Silvio Terrosi di Camaiore. Entrambi erano accusati di omicidio colposo, ma grazie all'integrazione di consulenza eseguita dall'ingegner Renzo Capitani dell'università di Firenze per conto del sostituto procuratore Elena Leone, sono emerse novità riguardo all'impianto antincendio interno all'autovettura distrutta dalle fiamme che scagionano proprietario e preparatore della vettura. La Peugeot in questione non era stata modificata e all'interno era presente un sistema di spegnimento in grado di entrare in funzione nell'immediatezza dell'evento. Qualcosa però è andato storto e l'impianto non si è azionato.
Ritardi. Un'indagine condotta in modo scrupoloso e certosino dal sostituto procuratore Elena Leone che si è avvalso della collaborazione della polizia stradale che ha eseguito i sequestri delle camere car collocate sulle auto, ascoltato testimoni e parti in causa e ricostruito la dinamica e i fattori causali dell'incidente. Il ritardo nella conclusione dell'indagine è stato causato da un cambio di consulente - dal professor Giuseppe Forasassi all'ingegner Renzo Capitani - che ha costretto a ulteriori rilievi tecnici e accertamenti irripetibili legati alla sicurezza dell'auto dei piloti deceduti, alla stabilità del muretto abbattuto e a carenze strutturali e dei dispositivi antincendio.
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