Il Tirreno

Lucca

È la passione che consente di continuare

di Paola Taddeucci
È la passione che consente di continuare

Il negozio restiste in via Fillungo dalla metà del 1600. «Ma il centro è degradato e va riqualificato, a partire dal Carmine»

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LUCCA. «E' la passione che ti fa muovere. L'attaccamento al proprio lavoro, all'azienda. Senza, si potrebbe anche chiudere». Con un po' di amarezza e di nostalgia per tempi «che – dice – erano assai più belli», Pietro Carli parla dell'oggi. Di come riesce a resistere nel mondo attuale del commercio un negozio come il suo - l'oreficeria-gioielleria Carli di via Fillungo -, nato quasi nella notte dei tempi. Ed è un'occasione rara: raramente ha parlato di sé, secondo un'abitudine familiare consolidata da secoli. Gli antenati di Pietro, che ha 86 anni, erano orafi sicuramente alla metà del 1600, se non prima. Ad affiancare l'attività artigiana a quella commerciale fu Luigi, bisnonno di Pietro, che nel 1831 aprì il negozio di via Fillungo, dove è sempre rimasto. Risalgono ad allora le vetrine di legno removibili, le uniche prototipo perché quelle simili dei negozi di Ponte Vecchio a Firenze vennero realizzate successivamente. Le vetrine e il negozio ospitarono fin da subito pezzi antichi e provenienti da ogni parte del mondo: specializzazione voluta da Luigi e mai abbandonata dai discendenti, compreso Pietro, che oggi è affiancato dai figli Carla e Giuseppe. Oggetti e gioielli antichi, dunque, dentro una sede che profuma d'antico da ogni poro. Prima di diventare negozio, infatti, il fondo di via Fillungo era laboratorio, probabilmente già dal 1500: in un angolo del retrobottega, murata dentro il muro, c'è un'enorme pietra che serviva per sgretolare l'oro che arrivava, ancora attaccato al sasso, dalle miniere situate probabilmente in Garfagnana. Con questo bagaglio di storia e di secoli pieni di opportunità l'amarezza e la nostalgia di Carli, che per la sua attività ha ricevuto l'onorificenza di Cavaliere di Gran Croce, sembrano quasi una reazione naturale, di fronte a un oggi che di opportunità, a suo parere, ne offre poche. «Oggi si resiste male – dice – per tanti motivi. Il centro storico è morto, non c'è sicurezza, imperano l'ignoranza, la diseducazione e spesso l'incuria, la delinquenza è aumentata e i collegamenti pubblici con i quartieri sono scarsi. Via Fillungo è soltanto lo spettro di quello che era un tempo, con i negozi storici ormai quasi del tutto scomparsi e i fondi occupati sempre di più da attività che si trovano ovunque. Perché i clienti dovrebbero venire a Lucca? Cosa possono trovarvi di diverso, tanto più con parcheggi lontani e tutti a pagamento? La gran parte dei turisti, poi, arriva giusto per consumare le strade, un panino e un caffè, poco interessata alla cultura e alla storia perché la città non fa parte di un itinerario di pregio come invece meriterebbe. E di residenti se ne contano ormai abbastanza pochi, come pure chi lavora in centro. Un quadro desolante». Tra le situazioni d'incuria che più lo disturbano ci sono quelle dell'ex mercato del Carmine e del bar di Simo. «La struttura del mercato è bellissima – prosegue – e potrebbe essere una delle attrattive del centro storico. Che si aspetta a recuperarla, invece di farla marcire? Quanto al bar di Simo, locale dalla gloriosa storia, fa dispiacere vederlo ridotto così, con le biciclette vecchie accatastate davanti alla saracinesca che danno proprio l'idea dell'abbandono». Secondo Carli, tuttavia, qualcosa si può ancora fare per riportare un po' di vita nel centro storico. «Il Comune deve svegliarsi – conclude – e realizzare al più presto un parcheggio grande, funzionale e comodo. Ho sentito parlare dello stabile della Manifattura: sarebbe perfetto. Ma deve farlo. Come deve puntare al recupero del mercato del Carmine. Ecco, se partissero questi progetti, qualcosa potrebbe cominciare a cambiare».

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