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Lucca

Dieci generazioni per cinquecento anni di storia

Dieci generazioni per cinquecento anni di storia

Dal 1831 il laboratorio artigiano cominciò a vendere merce acquistata all’estero e in tutta Italia

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LUCCA. Quella dell'oreficeria Carli è una storia lunga più di cinquecento anni e attraversa almeno dieci generazioni. Il negozio di via Fillungo nacque nel 1831, su iniziativa di Luigi Carli, bisnonno dell'attuale titolare Pietro.

Fu il primo commerciante a Lucca a prendere merci preventivamente fabbricate - a Parigi, in Svizzera, Germania e in varie parti d'Italia – e a metterle in vetrina già pronte. Un'impostazione di lavoro, insieme alla specializzazione nell'argenteria antica, che è rimasta intatta fino a oggi e continuata rigorosamente da Pietro.

Ma prima di diventare negozio il fondo di via Fillungo era laboratorio, già dei Carli, artigiani orafi fin dal 1600. Il primo di cui si ha notizia è Carlo Carli che nel 1665 fabbricò la corona del simulacro del Volto Santo e il pettorale, ma la commissione per il lavoro non fu data espressamente a lui, poiché era di Borgo a Mozzano e quindi straniero per la Repubblica di Lucca, bensì ad Ambrogio Giannoni, che gliela passò. Per questo lavoro ebbe 70 scudi di paga e 50 per la maestria con cui l'aveva eseguito. Già in lui si riconosce il Dna familiare, rivolto verso il mondo: aveva imparato il mestiere di orafo cesellatore in Belgio. Da quel momento l'attività si è tramandata di padre in figlio, anche se i documenti relativi al periodo che va dalla metà del 1600 al 1831 sono andati persi durante la seconda guerra mondiale.

E' certo, tuttavia, che dalla bottega artigiana prima e dal negozio poi sono passati personaggi importanti. Mazzini sembra passasse furtivamente da Lucca per vendere ai Carli alcuni oggetti avuti in regalo per la causa; Puccini in un primo tempo vendeva e con il passare degli anni, invece, comprava, ma pagando in ritardo. Pascoli fuse e vendette le medaglie vinte nei concorsi per acquistare la villa di Barga. Per non parlare dei nobili e dei sovrani: i Carli furono nelle grazie sia della principessa Elisa Baciocchi che dei Borboni. Di particolare importanza, infine, le vetrine in legno rimovibili inaugurate nel 1831: sono un prototipo perché quelle simili sul Ponte Vecchio a Firenze furono realizzate dopo la piena dell'Arno del 1868. Se si possono ammirare ancora oggi, lo si deve alla tenacia e al coraggio di Giuseppe Carli, padre dell'attuale titolare. Nel 1939 fu l'unico ad opporsi al Comune che pretendeva di toglierle e sostituirle con vetrine più moderne, in previsione di una visita di Mussolini. (p.t.)

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