Il Tirreno

Lucca

Betti: «L’offerta dei privati unica alternativa al degrado»

di Emanuela Ambrogi
Betti: «L’offerta dei privati unica alternativa al degrado»

Il sindaco risponde ai dubbi delle opposizioni sulla concessione per 50 anni «Tempo congruo rispetto all’investimento, ma ci garantiremo con ogni cautela»

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LUCCA. Tiene banco a Bagni di Lucca la questione del rilancio delle Terme. Se c’è soddisfazione e interesse per la proposta del privato disposto a investire per restaurare il complesso e promuovere la nuova attività con sistemi moderni e innovativi, divide il giudizio sulle modalità e la durata della concessione che il Comune dovrebbe dare per 50 anni. Dopo la presentazione dell’offerta e l’immediata reazione delle opposizioni, che contestano non tanto l’arrivo del privato, quanto i tempi della concessione, il sindaco Massimo Betti risponde sulle questioni più controverse.

Si è fatto avanti un investitore privato per rilevare la gestione delle Terme che altrimenti rischiano l’ennesima chiusura. Non c’è alternativa a questa proposta? E’ impensabile che il Comune possa ipotizzare un intervento pubblico? Esperienze come quella della gestione affidata al consorzio Ceplat sono assolutamente da scartare?

«Sono 80 anni che il Comune cerca gestori delle terme. Dopo l’esperienza con Jean Varraud, un imprenditore facoltoso che si innamorò di Bagni di Lucca creando una società in cui investì suoi capitali enormi nel 1920 ma che morì prematuramente, sono stati vari i tentativi di trovare un investitore affidabile. Dal dopoguerra le terme sono andate in declino perché non più gestite con piglio imprenditoriale. Dal dopoguerra le terme sono andate in lento declino perché non più gestite con piglio imprenditoriale; non è la sede per ricordare le note esperienze di affidamento a privati fino alla metà degli anni Novanta. Il Ceplat, consorzio pubblico a gestione politica, è finito in liquidazione dopo anni di gestione passiva e sono esperienze pubbliche oggi non più proponibili, con i vincoli di bilancio degli enti. Non è facile far quadrare i conti delle strutture termali, oggi particolarmente in crisi in ogni parte d’Italia. Si salvano quelle dove ingenti investimenti hanno creato strutture esclusive e centri benessere che attraggono persone per le loro specificità e unicità. Ed è proprio questa la proposta per Bagni di lucca. Ma occorre un investimento molto importante insieme a un enorme sforzo promozionale e pubblicitario.ù

«Ecco perché il rientro di un simile investimento ha tempi lunghi. Un tempo di affidamento più breve obbligherebbe un investimento minore che, anche se anche portasse le nostre terme a un buon livello, non sortirebbe più l’effetto cercato. Le terme si contenderebbero un ruolo nel medio panorama termale italiano e quindi la spesa, pur più contenuta, non avrebbe senso imprenditoriale. Gli investitori a queste condizioni non sarebbero interessati e ce le lascerebbero senza problemi».

Il privato chiede, in cambio dei fondi investiti nella ristrutturazione, una concessione di 50 anni. Accettando, il Comune non finisce di fatto per perdere ogni possibilità di controllo su un bene proprio? E cosa risponde a chi vede, in un tempo tanto lungo, una cessione mascherata?

«Bagni di Lucca ha avuto momenti di grande passato quando sono state effettuate scelte coraggiose. Chiesa e Cimitero Inglese, autorizzazioni pubbliche al gioco d’azzardo, apertura a culture internazionali, fuga dai bigottismi di maniera della società ottocentesca, fino alla nascita del Villaggio Globale che è l’ultimo qualificato investimento privato sul nostro territorio, oggi fanno parte della nostra storia e sono condivise e accettate.

«Ma tutte queste ebbero all’epoca detrattori spaventati dai cambiamenti, come avviene oggi. Chi contesta ora è figlio di lanciò anatemi contro una chiesa protestante, oggi biblioteca e vanto di tutti noi. Il compromesso, l’inerzia, la mancanza di idee, la paura delle novità è stato veleno in certi periodi della nostra comunità, che per fortuna si sono alternati con fasi lungimiranti. Rigiriamo il problema: chi prenderebbe in gestione una struttura facendo investimenti enormi di edilizia e promozione, sapendo che dopo 50 anni non è più sua?

«Un caso per tutti: il Grande Albergo delle Terme, la struttura fatiscente sopra Bagni Caldi, aveva trovato qualcuno interessato all’investimento che è scappato a gambe levate, spaventato dal fatto che dopo 99 anni (!) sarebbe tornato di proprietà del Comune. Vive su un altro pianeta chi parla di cessione mascherata. I parametri imprenditoriali sono da terzo millennio.

«Tra 50 anni le terme saranno sempre di proprietà del Comune, a norma con le leggi che saranno in vigore a quell’epoca. Il bilancio finanziario conclusivo degli ultimi 50 anni è passivo. Affidare le terme per venti più venti più venti fa differenza? Si rischia solo di sbarcare il lunario a stento mese per mese, come avvenuto fino ad oggi. Le nostre terme hanno duemila anni di storia, di cui mille documentata. Chi parla di cessione mascherata pensa che il mondo finisca con lui, come tutti gli egoisti. Le terme saranno ancora qui quando tutti noi saremo polvere».

Nel caso si verificassero, dopo l’accordo, contrasti sulle effettive modalità della gestione, il Comune si riserva la facoltà di intervenire?

«Ovviamente ci saranno tutte le garanzie a tutela delle nostre Terme e del loro nome. Oggi leggo tante chiacchiere, con stupore parla soprattutto chi non le frequenta o non le conosce. L’operazione mira proprio a valorizzarle e a riportarle alla notorietà. Conosciamo molto bene la loro qualità, sia a livello medico che scientifico; ma senza una importante opera di diffusione, ristrutturazione e promozione la loro fama non si espande. Queste terme, che in passato erano tra le prime di Europa, insieme a Baden, Vichy, Plombieres, Spa, oggi sono purtroppo poco conosciute in Toscana e anche nella Lucchesia».

E’ previsto che la concessione eventualmente data al gruppo Lapolla possa essere in futuro ceduta ad altri? In questo caso, quale possibilità di intervento avrebbe il Comune per evitare il rischio che la gestione passasse in mani non gradite o non affidabili?

«Ogni passo sarà stabilito. Ma le maggiori garanzie sono legate al fatto che l’investimento avverrà obbligatoriamente nei primissimi anni. Nessuno spende vari milioni di euro per il gusto di farlo. Questa è una sfida, con un grosso rischio di impresa.

«Ci siamo confrontati con il gruppo Lapolla con il loro stesso approccio imprenditoriale. Inizialmente con circospezione e titubanza, ma ci siamo garantiti nel tempo sulla loro affidabilità, operazione avvenuta anche da parte loro verso l’Amministrazione.

«Siamo estremamente accorti nelle trattative con tutte le garanzie del caso, come in tutte le azioni dell’Amministrazione. Nel caso delle terme sicuramente c’è stata anche casualità e fortuna ad avere un gruppo del genere interessato, in un momento di congiuntura e crisi nazionale e internazionale. Ma importante è saper approfittare delle opportunità, i treni vanno presi quando passano. Sennò si resta a piedi».

Se l’investimento si rivelasse proficuo, non sarebbe il caso di prevedere, dopo un certo numero di esercizi in attivo, un qualche canone a favore del Comune?

«Ma vogliamo capire che qui non si parla di un’azienda florida, avviata e con guadagno sicuro? Il rischio di impresa è tutto degli investitori, che potrebbero non rientrare mai dei soldi spesi, se non peggio, come è già successo in passato. Potremmo anche contrattare un canone in percentuale in caso di grandi profitti, ma di contro, a quel punto gli investitori potrebbero chiedere garanzie nel caso che l’investimento si riveli un fallimento. Le trattative funzionano così; nulla è escluso comunque. Contrattare un canone, scontabile per legge con gli interventi di straordinaria manutenzione, o in alternativa mettere ordinaria e straordinaria manutenzione, promozione e decoro dell’ambiente non dà introiti diversi al Comune.

«Con l’onere nel primo caso di dover controllare e verificare importi e lavori di straordinaria manutenzione che potrebbero superare il canone stesso e a quel punto diventare un peso per il bilancio comunale. La congruità dei lavori ha una discrezionalità di difficile controllo, molti scandali pubblici che oggi riempiono le cronache ne sono testimonianza; preferibile il contratto “chiavi in mano”. Non mi disturba poi il fatto che qualcuno guadagni con il proprio impegno, è legge di mercato. Oggi il difficile è trovare chi ha il coraggio di investire. Le terme devono essere un volano potente per l’economia della Valle, non è l’affitto in sé l’economia. Se ci sarà successo vorrà dire che abbiamo veramente trovato una società di persone con grandi capacità gestionali.

«O qualcuno crede che siano molti quelli in grado di risollevare le sorti delle nostre terme, dopo 80 anni di tentativi che non hanno neanche lontanamente sfiorato il periodo aureo del ‘700 e ‘800, periodi in cui gli investimenti furono comunque onerosi e passivi, perché li effettuò il governo lucchese? La bilancia è tutta a favore nostro. I nostri controlli saranno precisi e puntuali, come da contratto una volta definito. Ma non tiriamo troppo la corda, le opportunità passano una volta sola. E quello che è certo che il gruppo Lapolla oggi è stato contattato da altre realtà termali con promesse di ogni genere».

Quali garanzie ci sono per il personale delle Terme che, intanto, in questi giorni sarà mandato a casa?

«Il personale ha tutte le garanzie, anche perché apprezzato da Lapolla per la loro passione e professionalità. Le terme chiudono per la risistemazione annuale, come in tutti gli ultimi secoli. E probabilmente sarà l’ultimo anno che avviene, perché obiettivo futuro è far lavorare le terme 365 giorni all’anno.

«Anche qui gli accordi sono precisi. Personale presente e futuro, ma anche ditte per lavori e professionisti, saranno scelti sul territorio di Bagni di Lucca, se esistenti le professionalità richieste. E’ una volontà del Comune, ma anche una scelta precisa e approvata dai gestori, che da buoni imprenditori hanno tutto l’interesse a integrarsi nel tessuto sociale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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