La manifestazione
Salviamo il Cantiere ultimo baluardo
«É l’unico spazio rimasto, ma il Comune non si muove»
LUCCA. «Salviamo il Cantiere, tutti insieme. Chi lo frequenta ogni giorno e chi ne ha sentito solo parlare. Non può, non deve chiudere».
Tornano a farsi sentire i ragazzi lucchesi che parlano sulle sorti del Cantiere Giovani e sulla situazione socialità e spazi in città. Loro che la vivono ogni giorno. O che almeno ci provano, tra poche alternative, restrizioni e una mancanza generale di chiarezza su cosa voglia essere o voglia diventare la città da qui ai prossimi quindici, venti anni.
«Il Cantiere è una risorsa imperdibile - spiega Marco Rizzo, studente al terzo anno di lettere a Pisa - cosa succederà?».
Il futuro della struttura di via del Brennero, che conta a oggi 1.200 iscritti ufficiali e un via vai continuo e quotidiano di studenti, soprattutto universitari, aspiranti musicisti e appassionati di lettura, resta ancora controverso.
Di sicuro c'è che tutto resterà così com'è fino alla fine di febbraio, ma dopo? Ed è questa incertezza che preoccupa e solleva l'animo dei ragazzi, che non ci stanno a vedersi chiudere o ridimensionare le attività dell'ex Ostello, "considerato poi che a Lucca non ci sono altri spazi del genere".
Il Comune tace. «Il comune deve dire qualcosa - continuano - non va bene questa vaghezza. È l'unico posto dove si possa studiare fino alla sera dopo cena, dove trovare libri usati, amici, imbattersi in progetti o in opportunità. È gestito meglio dell'Agorà, perché da subito si è cercato di caratterizzarlo come luogo giovanile, che si avvicinasse il più possibile alle esigenze dei più giovani, in termini di divertimento - vedi la sala prove gratuita - e di studio. All'Agorà, invece, è come se ci fossero due ambienti separati: il piano terra col chiostro e l'aula studio e il primo piano con gli uffici, ma non c'è interazione e soprattutto non c'è la volontà di venirsi incontro.
«Diciamo che il Cantiere, a modo suo, è un luogo di cultura; chiuderlo significherebbe chiudere la possibilità per molti di sperimentare cultura. Cosa vuole diventare Lucca?».
Futuro indecifrabile. Già, cosa vuole diventare questa città? L'interrogativo è ricorrente nelle parole dei ragazzi incontrati al Cantiere Giovani, all'Agorà e per strada in questi giorni di vacanza. Oltre alla mancanza di spazi, alla mancanza di proposte variegate e di luoghi di ritrovo ben strutturati, che non siano i semplici bar per aperitivi, sembra che ciò che sfugge a molti sia la percezione di Lucca nel futuro.
«La nostra città non differisce da altre città di provincia - racconta Andrea Rinaldi- le alternative sono poche, si fanno sempre le solite cose, si vede sempre la stessa gente e ci si annoia molto. In pochi cercano di fare qualcosa di diverso, magari con l'attività politica, in tanti se ne vanno appena finita la scuola superiore. C'è molto individualismo e poca anima, questo è quello che vedo a volte nei miei amici o nelle persone che conosco.
«Questo è quello che vedo nella mia città: non sono solo i commercianti a fuggire e a chiudere; ci sono anche tutti quei ragazzi che non vedono l'ora di dare l'esame di maturità per andarsene da qua».
Gli spazi, certo.
Ma anche le proposte, l'incentivo al fermento culturale. «Parlare di movida a Lucca fa molto ridere - ammette Giulia Rossi, che presta la sua opera in varie associazioni culturali del territorio - come fa ridere che il Comune abbia approvato un provvedimento anti-movida, in una città dove non esiste la vita notturna. La mancanza di spazi, comunque, è un problema vecchio: spazi che non siano i classici locali, perché di bar e posti dove fare l'aperitivo, ritrovarsi e bere ce ne sono tantissimi.
Locali tutti uguali. «Il guaio è che sono tutti uguali, a parte due o tre eccezioni; se propongono musica dal vivo c'è sempre qualche vicino che si lamenta e a mezzanotte e mezzo devono staccare l'impianto stereo perché altrimenti sono noie. In centro ci sono due aule studio, Imt e Agorà: quest'ultima è quella più frequentata, soprattutto perché col tempo è diventata un vero e proprio centro di aggregazione, dove si va anche se non si ha da studiare. Fuori dalle Mura c'è il Cantiere.
Fermento culturale. «Eppure a Lucca c'è un grande fermento culturale, ma allora perché non incentivarlo? Perché non avvicinare la città alla cultura? Sempre più ci stiamo caratterizzando come centro di sperimentazione e innovazione per il cinema e la fotografia, ma sono rimaste solo tre sale funzionanti contro le otto di vent'anni fa.
«A proposito, che ne sarà del Cinema Italia? Sarebbe bellissimo riuscire a portare questi fermenti, queste ricchezze dentro le scuole, per le strade del centro, con eventi, manifestazioni, appuntamenti e iniziative spontanee diffuse lungo tutto l'arco dell'anno e non solo in periodi specifici. Oppure si parla tanto di Lucca come città della musica.
«Perfetto, ottimo: in quanti sanno che nella nostra città c'è un movimento musicale giovanile fortissimo e sempre più ricco? Ci sono gruppi che stanno ottenendo successo ovunque, nei generi più diversi. Eppure esiste una sola sala prove gratuita ed è quella del Cantiere, dove si alternano continuamente 70 band.
«E per esibirsi? Solo il Foro Boario, l'unico che abbia prezzi accessibili, il parcheggio incorporato e un'acustica decente. Allora viene da chiedersi quale anima voglia assumere Lucca, di quali contenuti e quali attrattive voglia arricchirsi, per non restare, fra cinque, dieci, quindici anni, solo un bellissimo, ma vuoto, contenitore».
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