Il Tirreno

Lucca

La scommessa perduta nel salotto buono

di Marco Innocenti
La scommessa perduta nel salotto buono

Declino e chiusure dopo l’arrivo di tanti bei negozi, regge soltanto il Caffé Fellini assai frequentato

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LUCCA. Ci fu un grande dibattito tra i commercianti più in vista del centro quando, negli anni Ottanta, si presentò l’opportunità di aprire o trasferire negozi di fama in quella che doveva diventare una sorta di galleria chic nel cuore del salotto buono della città. In pratica la categoria si spaccò in due: da una parte quelli che credevano nella nascita di un nuovo percorso che potesse rendere come il “quadrilatero” d’oro tra piazza S. Michele, via Roma, via Fillungo, via Buia e via S. Lucia; dall’altra gli scettici che non avevano fiducia nella rinascita di un vicolo, il San Carlo, noto nella storia per ogni genere di delitti e nefandezze, evitato dai più anche per le condizioni di pessima igienicità, scarsa illuminazione e pericolosità degli attraversamenti, non solo notturni.

Fino a qualche anno fa, sembrava che i fatti avessero dato ragione agli ottimisti. Nella strada erano arrivati commercianti di lunga esperienza ad aprire bei negozi in grado di attirare clientela, nonostante gli accessi angusti e quasi nascosti da via dell’Arancio, via S. Croce e via Fillungo. Il boom del turismo, con i visitatori affascinati dagli angoli così caratteristici per quanto seminascosti, aveva poi consentito un buon giro di affari, al quale aveva contribuito il successo del bar Fellini, assai frequentato, anche dalle giovani generazioni.

Poi, lentamente, il declino accelerato dalla crisi. Una dopo l’altra hanno chiuso tutte le attività, con l’eccezione del bar Fellini e di un’altra attività.

Il vicolo è tornato però poco attraente, scambiato come è per orinatoio da troppi incivili che lo sporcano durante la notte. E certo non ne esalta l’immagine lo scarso decoro in cui vengono lasciati i fondi sfitti che si tenta invano di nascondere con fogli di carta semistracciati alle vetrine. Una situazione che nuoce non solo alle attività attigue al vicolo e alla piazzetta, ma all’immagine complessiva di una città che vorrebbe vivere di turismo. E’ una legittima scelta quella dei proprietari dei fondi di non affittarli o di non abbassare le richieste di canone. Ma è un’altrettanto legittima esigenza di tutta la città che almeno vengano assicurati igiene e decoro anche in quella parte di centro storico.

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