Il Tirreno

Lucca

Concessione di 50 anni per le Terme

di Emanuela Ambrogi e Luca Cinotti
Concessione di 50 anni per le Terme

Bagni di Lucca, i dettagli dell’operazione di rilancio. Betti risponde alle critiche: «Questa è l’ultima occasione per ripartire»

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BAGNI DI LUCCA. Una concessione di cinquant’anni in cambio di lavori per oltre due milioni di euro, che puntano a riportare, dopo anni di oblìo, il nome di Bagni di Lucca nel circuito che conta del termalismo italiano. Sta qui il nocciolo del progetto di riqualificazione e rilancio delle Terme presentato nei particolari lunedì sera, in un’assemblea pubblica alla quale hanno partecipato tecnici ed esperti. Una durata importante, che non ha mancato di scatenare polemiche. Ma che il sindaco Massimo Betti non ritiene problematica. Anzi, secondo il primo cittadino, proprio questa è la condizione essenziale perché il recupero dello stabilimento possa andare in porto.

Gli investitori. A credere nello sviluppo di Bagni di Lucca è la famiglia Lapolla, che a Santa Croce sull’Arno ha dato vita alla Waste Recycling, un gigante dello smaltimento rifiuti dal fatturato di 30 milioni l’anno. Ma non c’è solo questo: da tempo la famiglia Lapolla ha deciso di diversificare, con un’attenzione particolare al turismo e all’arte. Ed è qui che si incrociano le strade con Bagni di Lucca e, in particolare, con lo stabilimento Varraud. Strutture dal presente non brillante, ma con un grande passato. Non a caso, come è stato ribadito nell’incontro dell’altroieri sera, gli investitori ritengono che proprio la storia di Bagni di Lucca rappresenti un valore aggiunto, in grado di far superare la differenza che oggi esiste nell’innovazione apportata da altri centri termali concorrenti. A novembre del 2013 i Lapolla subentrano alla famiglia Mazzei sia nella titolarità della concessione delle terme, sia nella proprietà nell’albergo, riunendo poi le attività sotto l’ombrello di un’unica società.

L’investimento. Qualche settimana fa il progetto di rilancio viene presentato al Comune. Numeri ambiziosi: in totale la previsione è di spendere oltre due milioni e duecentomila euro. Nei lavori è previsto anche il recupero della piazza antistante le terme. Un intervento, hanno chiarito gli amministratori nell’assemblea, che consentirà di garantire il posto di lavoro ai 25 dipendenti che saranno confermati e che, altrimenti, avrebbero corso il rischio di diventare disoccupati. Altri benefici indicati dal gruppo Lapolla sono l’affidamento dei lavori a ditte locali e l’ampliamento del numero delle camere, che oggi è fermo a 27. Sul piatto il nuovo gruppo ha messo la rigenoziazione della concessione per le Terme: attualmente, infatti, è ancora in vigore il vecchio titolo della famiglia Mazzei, che scadrà nel 2018. I Lapolla, invece, chiedono di ottenere una durata cinquantennale. L’unica - hanno spiegato nei documenti illustrativi del progetto - che potrà garantire il «punto di equilibrio dell’operazione». La spesa prevista è, infatti, di 2.202.060 euro. Dall’esame del bilancio 2013, i tecnici della società hanno dedotto che la quota di ammortamento annuale potrà essere di circa 43.000 euro, prefigurando così un piano di rientro in, appunto, cinquant’anni. Nella richiesta al Comune, gli imprenditori mostrano anche un’altra esigenza: di fare in fretta ad approvare la nuova convenzione, arrivando alla firma già nei primi giorni del nuovo anno. Il gruppo di Lapolla ha infatti urgenza di avviare i lavori: secondo il cronoprogramma, dal 7 gennaio al 12 febbraio gli stabilimenti termali dovrebbero rimanere chiusi per cinque settimane di lavori intensi per la necessaria manutenzione e il restauro, da completare in modo tale da evitare altre chiusure nel futuro.

Le critiche e la risposta. Critiche al progetto sono arrivate soprattutto da Lorenzo Federighi e Sebastiano Pacini, esponenti del Partito democratico, i quali hanno trovato eccessiva la durata cinquantennale prevista per la concessione che - hanno spiegato - vedrebbe passare una decina di sindaci e due generazioni.

Obiezione alla quale il sindaco Massimo Betti ha risposto ricordando in primis che anche alla famiglia Mazzei era stata data una concessione assai lunga (venti anni) e spiegando poi che questa è una sorta di “ultima chiamata”.

«Negli incontri che abbiamo avuto - spiega il prima cittadino - loro sono stati chiari: come imprenditori hanno accettato il rischio, ma hanno anche sostenuto che per realizzare un vero e proprio rilancio del termalismo a Bagni di Lucca serve un impegno finanziario di questa entità. Un impegno dal quale possono rientrare in cinquant’anni». Insomma, una “conditio sine qua non” per accettare di impegnarsi a Bagni di Lucca. «I cinquant’anni non devono spaventare - spiega Betti -: senza questo investimento Bagni di Lucca non riparte. E questo investimento ci potrà portare su un altro piano rispetto alle altre città termali». Un investimento che sarà tutto sulle spalle di privati mentre in passato, ricorda sempre il sindaco, erano stati spesi quattro milioni di soldi pubblici, con risultati assai poco soddisfacenti.

Il Comune, comunque, probabilmente prevederà nell’atto di concessione una serie di clausole che lo possano garantire. Come quello di realizzare gli interventi in due-tre anni: «Questo è un nostro interesse - precisa il sindaco Betti - ma è chiaramente anche un interesse dell’azienda». Avere l’assicurazione che i lavori vengano eseguiti in tempi certi può garantire l’amministrazione anche da un altro punto di vista: in caso di un “rovescio” che mandi all’aria la società, il Comune potrebbe comunque riprendersi un bene riqualificato. Più difficile, invece, tutelarsi da un eventuale passaggio di titolarità della concessione, soprattutto se questo avviene tramite una cessione di quote (come nel caso dell’accordo Mazzei-Lapolla). Ma anche questo non sembra turbare Betti che, piuttosto, è concentrato sui prossimi passi: «Ora i nostri uffici stanno valutando la congruità del progetto, poi lo porteremo in approvazione». Ed è già pronto, da parte della società, un pacchetto di promozione: quattro passaggi da un minuto e mezzo allo stadio “Castellani” di Empoli durante le partite di A, con pubblicità delle terme sui tabelloni luminosi, altra pubblicità allo stadio di Pontedera e spot anche su emittenti locali.

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