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Lucca

Edilizia sempre più a picco senza opere pubbliche

Edilizia sempre più a picco senza opere pubbliche

Sos della Cgil: dal 2008 persi 2.180 posti di lavoro, chiuse tante aziende leader C’è bisogno di investimenti per far ripartire il settore e riportare occupazione

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LUCCA. Se non ripartiranno gli investimenti pubblici e saranno cantierizzate nuove opere pubbliche non ci sarà nessuna concreta ripresa nel settore dell’edilizia. Lo afferma la Fillea Cgil che fa una valutazione - purtroppo drammarica - della situazione del comparto che dal 2008 sta vivendo difficoltà che hanno raggiunto l’apice proprio nell’anno che si sta per concludere.

La Cgil, attraverso la sindacalista Alessia Gambassi, parte proprio dalle cifre: 2.180 posti di lavoro persi dal 2008 a oggi e nel 35% delle imprese chiuse. Sono cessate aziende leader che hanno fatto la storia delle costruzioni in provincia, e che hanno dato lavoro a famiglie di paesi come Coreglia o Valdottavo. La Cavani Co.Mo.Ter (77 dipendenti, fallita), la Cipriano Costruzioni (90 dipendenti, in concordato), la Benassi Bruno Costruzioni (35 dipendenti, in concordato), la Barsotti Costruzioni (18 dipendenti, fallita).

«Ma in aggiunta a queste - dice la Cgil - e non di meno importanza, ci sono centinaia di imprese di piccole dimensioni che sono chiuse in un silenzio che grida la disperazione di centinaia di famiglie. E non possiamo non considerare le conseguenze della crisi in edilizia sul suo indotto. Si ricorda la chiusura della Nuova Lam (30 dipendenti) impresa che operava dal 1868 nella produzione dei laterizi. Il Rustico Trend leader da oltre 60 anni per quanto concerne l'oggettistica da regalo e il completamento d'arredo ed il mobile, cessata con la richiesta di un concordato liquidatorio e con la messa in mobilità di 20 dipendenti».

Secondo la Cgil le aziende che stanno resistendo ai devastanti effetti della crisi, alcune anche con l'aiuto dei lavoratori che sono in credito di più mensilità, non troveranno soluzione nella legge di stabilità 2015 che riporta alcuni aspetti positivi, come la conferma del credito di imposta per i lavori di recupero abitativo 50%, di efficientamento energetico 65%, l'incentivo a livello del 65% per i lavori di prevenzione antisismica, misure ritenute insignificanti rispetto all'emergenza del settore e alla necessità per esso di una vera “rivoluzione copernicana” nei fatti e non solo nelle parole.

«La spesa per opere pubbliche da 2008 al 2014 - dixce la Gambassi - si è ridotta quasi del 50% e per l'edilizia gli investimenti in costruzioni sono scesi di oltre il 30%. Con questi presupposti forse a fine 2015 conteremo le imprese rimaste invece di quelle cessate. C'è un problema sociale di grandi dimensioni, famiglie che vivono di ammortizzatori sociali e per gran parte delle quali la loro scadenza sarà entro il primo trimestre del 2015. Tutto questo senza un apparato welfare in grado di garantire soluzioni».

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