Sicurezza
Turisti in coda per un cappuccino al bar
In gran parte chiusi i locali del centro storico di Lucca anche nel giorno di Santo Stefano. Pessima l’immagine offerta dalla città
LUCCA. Città piena di turisti, ma pochi locali aperti nel giorno di Santo Stefano. Una contraddizione che rappresenta un ritorno al passato - quando i visitatori dentro le Mura si contavano sulle dita di una mano - e che ha creato disagi. Difficile prendere un caffè, fermarsi a riposare con le gambe stese sotto il tavolino di un bar. Un’immagine del centro - ma anche dell’immediata periferia - che stride con la fotografia di Lucca ormai da anni meta privilegiata del turismo. Una situazione che rischia di ripetersi venerdì, primo giorno del 2015.
IL COMMENTO Perché chiusi quando c'è lavoro? di Marco Innocenti
«Da almeno un decennio predico maggior organizzazione e coordinamento tra i titolari dei locali pubblici, ma senza risultati - si lamenta Andrea Cordoni del Caffè del Mercato di piazza San Michele, vice presidente provinciale Fipe con delega al settore bar -. Il 26 era davvero difficile poter fare una sosta davanti a una tazza di cioccolata calda. Noi siamo rimasti aperti a Natale, quindi tra i pochi ad aver assicurato il servizio ai lucchesi e ai turisti. Chi ha lavorato a Santo Stefano ha fatto affari: i locali di piazza San Michele erano affollati». Cordoni ha un suggerimento da dare ai colleghi: «Una soluzione nei festivi potrebbe essere quella di aprire le porte magari dal pomeriggio, all’ora del the. Per poi accogliere la clientela che si ferma anche per l’aperitivo».
Insomma, dice Cordoni, qualcosa va fatto. Il 26, secondo i suoi calcoli, degli 80 e passa bar del centro solo una quindicina avevano le saracinesche alzate. C’erano intere strade con tutti o quasi i locali con le luci spente.
Che qualcosa vada rivisto, pur nei limiti della attuale regolamentazione che dà facoltà agli esercenti di scegliere turni e orari, lo sostiene Endro Luchi, presidente provinciale della Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi). Il titolare di “Sottopoggio” ha convocato per il 10 gennaio «una riunione con gestori e titolari di pasticcerie e bar e al primo punto dell’ordine del giorno la promozione di un calendario relativo alle festività, da Pasqua a Natale. Chi lavora per offrire un servizio dovrebbe anche mettere in conto che in certe giornate dell’anno bisogna rinunciare a stare in famiglia e mettersi invece dietro al banco».
Parla della necessità di un indispensabile cambio di mentalità Valentina Cesaretti, responsabile di Lucca della Confesercenti Toscana Nord.
«Lucca è ormai una tappa fondamentale per i turisti che arrivano nella nostra regione. Quindi certe situazioni, come quella di venerdì, non vanno bene. Anche perché non ha senso lamentarsi della crisi e della mancanza di eventi se poi si sta chiusi in una giornata che potrebbe garantire incassi. Comprendo la stanchezza e le necessità personali, però occorre guardare avanti e magari riposarsi in altri periodi. È dunque il caso di rivedere i calendari di apertura dei pubblici esercizi e sfruttare ogni occasione che viene offerta. Ripeto: è necessaria una mentalità diversa, più aperta. Il mondo cambia e noi non possiamo stare fermi a decenni fa».
Giovanni Martini, presidente della commissione Centro storico di Confcommercio, sottolinea che non è stata offerta una bella cartolina di Lucca in occasione di Santo Stefano. «Vero anche che la nostra categoria ha il diritto a tirare il fiato. Tutto semmai ruota intorno alle liberalizzazioni: non ci sono più le regole di una volta».
Duccio Casini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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