Italia
Perché chiusi quando c’è lavoro?
di MARCO INNOCENTI Percentuali precise non ce ne sono, ma in linea di massima - secondo quanto affermano gli stessi operatori - il giorno di Santo Stefano nel centro storico pieno di gente, compresi...
di MARCO INNOCENTI
Percentuali precise non ce ne sono, ma in linea di massima - secondo quanto affermano gli stessi operatori - il giorno di Santo Stefano nel centro storico pieno di gente, compresi tanti turisti, i bar aperti erano uno su quattro. Quindici, venti (su un’ottantina) non di più.
Inevitabile la ressa per un cappuccino, un cornetto o un tramezzino nei pochi locali aperti.
Inevitabile anche l'imbarazzo di tanti lucchesi che non sapevano cosa rispondere alle domande e anche alle critiche di chi non trovava bar aperti senza dover fare code.
Diversa la situazione per i ristoranti e le pizzerie, quasi tutti attivi per la soddisfazione dei proprietari che hanno stralavorato.
Nel complesso il servizio (e l'immagine) che una città che punta tutto sul turismo ha offerto non è stato però all'altezza.
E allora qualche domanda sarebbe giusto che gli operatori e le associazioni di categoria se la ponessero.
Certo, c'erano la festa da santificare, la stanchezza per il superlavoro dei giorni precedenti e dell'intera stagione da recuperare, la giusta esigenza di dedicarsi alla famiglia e agli affetti. Come del resto accade anche per Pasqua, quando si ripropone più o meno lo stesso scenario.
Ma per caso, non è che tra quanti hanno tenuto chiuso c'è chi non perde occasione per tuonare contro amministratori e politici accusati di non organizzare eventi in continuazione, di esagerare con la Ztl e le restrizioni per l'accesso e la sosta in centro, di tenere troppo alte le tariffe dei parcheggi e via dicendo? In una parola: di non aver acquisito la giusta mentalità per offrire al turista un centro storico attraente e facilmente frequentabile?
Bene: i limiti, i ritardi, il fumo delle dichiarazioni e degli impegni presi da politici e amministratori (ormai fa satira involontaria chi ancora parla di "cabina di regia")sono fuori discussione, ma è troppo chiedere un po' di coerenza e di buon esempio alle categorie che strepitano perché la parte pubblica faccia di più per incrementare il turismo?
In passato si è in qualche occasione riusciti a organizzare turni per assicurare servizi adeguati: impensabile che quel modello funzioni sempre?
Anche di questi aspetti ci sarebbe da parlare negli "stati generali" del turismo e del commercio che tutti auspicano, ma che nessuno convoca. Possibile che, solo per fare un esempio, un organismo come la Camera di Commercio non senta (più) l'urgenza almeno di affrontare una situazione che reca danno agli operatori e alla città intera?
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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