Il Tirreno

Lucca

L'OMELIA DI NATALE

Castellani, restituire dignità alle persone

di Luca Tronchetti
L'omelia dell'arcivescovo nella messa di Natale
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L'omelia dell'arcivescovo nella messa di Natale

L'arcivescovo a 360 gradi sulla situazione economica lucchese, sulle difficoltà delle famiglie ad andare avanti a causa della crisi, sulle baby gang e sulla risposta educativa delle parrocchie

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LUCCA. "La città riscopra i valori del Natale restituendo la dignità alle persone come insegna papa Francesco. Non è pigiando su una tastiera del computer che si trova l'insopprimibile bisogno d'amore e divita". Questo in sintesi il succo dell'omelia della messa di Natale pronunciata dell'arcivescovo Italo Castellani. "Come fare a raccontare all’uomo di oggi,a noi stessi, questa verità? - è la frase di un passaggio dell'omelia-  La risposta è semplice, la strada è già segnata da Lui: vivendo il suo Vangelo! Con il “Verbo”, Gesù Figlio di Dio, “veniva nel mondo la luce vera, che illumina ogni uomo” (Gv 1,9): il riverbero, la continuità di quella “Luce” siamo noi, suoi discepoli, chiamati a portare luce, la Sua Luce in questo tempo di oggi, soprattutto in quelle realtà che Papa Francesco chiama le “periferie esistenziali”:  “Andate” – è l’invito del Vangelo di Natale– lì “troverete un bambino che è nato” (cf Te 2,12).

Periferie esistenziali "Quali sono, mi chiedo con voi, le “periferie esistenziali” dei nostri giorni? - prosegue monsignor Castellani - Sono le persone, le situazioni umane che Gesù stesso va a cercare e incontrare, come ci documenta il Vangelo:  uomini e donne finalmente restituite a se stesse, alla loro piena umanità e dignità: il lebbroso è mondato, lo zoppo cammina, il cieco torna a vedere, la mano pietrificata si apre; cessa il dominio del male, della malattia e della morte; c’è un pane misterioso che nutre una vita nuova e sazia per l’eternità, un’acqua che disseta per sempre,  guarendo orecchio, lingua e occhio, perché l’uomo ascolti, comunichi e veda! Tre periferie esistenziali “ –che sono la carne di Cristo– sono quanto mai attuali e ben visibili sul territorio della nostra Diocesi che va dalla Versilia, passando per la Città e la Piana di Lucca, sino all’Alta Garfagnana: un popolo “smarrito”; gli adolescenti e giovani nella “solitudine”; le famiglie “senza cibo”.

Lucca ripiegata su se stessa. "ll popolo smarrito siamo noi - prosegue l'omelia - nessuno escluso. Lo smarrimento è certo dovuto alla terribile congiuntura economica: ci ha colti come all’improvviso, impreparati, inoltrandoci come in un tunnel ogni giorno sempre più buio, di cui non si riesce ad intravedere la fine. Gli osservatori sociali parlano di un paese, l’Italia, come uno stivale socialmente acccartocciato su se stesso; un popolo come ripiegato, per buona parte della giornata e della notte,  su una tastiera di computer in cerca di risposta all’insopprimibile bisogno di amore e di vita. Lucca e lucchesia, sei accartocciata e ripiegata su te stessa?

Comunità di ascolto. "Se così stanno le cose - prosegue monsignor Castellani - è urgente ritornare a ‘credere’: rientrare nel profondo di sé stessi, concentrarsi nella comprensione della parola divina, pregare: non certo per fuggire dal mondo reale, ma per una sempre maggiore e consapevole responsabilità verso la società, per una sempre più piena comprensione del vivere. Alla chiesa di Lucca chiedo di far nascere in ogni comunità nascano almeno due o tre luoghi dove stabilmente si ascolta il Vangelo: Centri di lettura della Parola di Dio”  in famiglia, tra famiglie, tra vicini e conoscenti ove s’impara a leggere e vivere la vita alla luce del Vangelo.

L'educazione contro le baby gang. "I nostri ragazzi, i giovanissimi in particolare, sono colmi di naturale energia: le ultime generazioni giovanili sono ricche più che mai di grandi potenzialità intellettuali, nonché capaci di ricevere e donare amore, affetto, tenerezza sincera. Non posso tuttavia tacere che recenti fatti di cronaca sul nostro territorio –atti di violenza aperta o mascherata verso i coetanei, perfino contro i più deboli, le istituzioni … e alla fine, in un modo o nell’altro, contro se stessi, sino ad un’aggregazione giovanile attorno alla criminalità organizzata, baby gang ci inquietano. Conforta la risposta  educativa, alla domanda di senso della vita dei giovanissimi, offerta dalle nostre comunità parrocchiali e da altre istituzioni educative, quali la scuola e il mondo dell’associazionismo e del volontariato. Diversi giovani e adulti –grati di quanto a loro volta hanno ricevuto dalla comunità ecclesiale nella loro fanciullezza e adolescenza– stanno offrendo con grande passione, soprattutto tra i nostri giovanissimi,  il servizio educativo alla fede come animatori nei nostri gruppi e oratori parrocchiali.

Famiglie senza cibo e mediciali. "Si, siamo a questo punto! Per ‘cibo’, oltre che i viveri di sussistenza quotidiana, intendo anche tutto ciò che è essenziale per vivere dignitosamente: dai medicinali ad adeguati strumenti culturali. So bene che causa di tutto è la mancanza del lavoro e il primo corale impegno è di collaborare tutti –ciascuno per la propria parte, a cominciare dalle Istituzioni a ciò preposte – a sanare questa vera e propria piaga sociale. Sono altrettanto consapevole che non bisogna rispondere alla mancanza di cibo –o ad ogni altra necessità per una vita dignitosa– con un assistenzialismo fine a se stesso. Di fatto ritornando ai ‘viveri’, per quanto mi è dato registrare  dal mio pur piccolo osservatorio, alcune famiglie che fanno parte delle nostre comunità  –qualche nostro vicino di casa? – hanno il frigo vuoto, e non solo il giorno di Natale!

La dispensa svuotata. "l recente fatto di cronaca –della dispensa di una scuola dell’infanzia svuotata di viveri riservati ai bimbi– da solo parla e non ha bisogno di commenti. I centri d’ascolto Caritas sul territorio e le stesse comunità parrocchiali da tempo si sono attrezzate per rispondere a questa ed altre necessità. Invito le famiglie cristiane che la Domenica partecipano alla celebrazione Eucaristica, e sono solite presentare all’offertorio il proprio dono in viveri, a intensificare questo impegno.Questo ‘gesto d’amore’ settimanale di ogni famiglia cristiana –quindi non una tantum– oltre a rispondere a un’urgenza sociale, sarà grandemente educativo per i nostri bimbi e giovani, che vanno educati con concretezza alla gratuità, quindi, all’attenzione al proprio prossimo".

 

 

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