Finanza
«Mura, un’occasione sprecata»
Martinelli critica il modo con cui sono state messe insieme le celebrazioni per il Cinquecentenario
LUCCA. Non per nostalgia. Né per autoincensarsi. Ma la presenza di “Studio Azzurro” in questi giorni alla Casa del Boia – per la mostra e gli incontri curati da Aldes fino a domenica 21 dicembre - le ha riportato alla mente il museo virtuale che realizzò quindici anni fa nel sotterraneo del baluardo San Paolino proprio con lo studio milanese, tra i principali e più innovativi creativi di video installazioni.
E per Roberta Martinelli, tra le massime conoscitrici delle Mura urbane, è stato immediato pensare, con rammarico, che quell'esperienza avrebbe potuto essere replicata, adattata ai nostri giorni e alle tecnologie attuali, in occasione dei festeggiamenti per i cinquecento anni del monumento, iniziati a ottobre 2013 e terminati quest'estate molto in sordina.
«Quel progetto – dice – poteva diventare il punto di partenza per un programma centrato sulla valorizzazione dell'identità delle Mura e della città, capace di attirare un turismo colto e qualificato che poi è quello che rende anche economicamente.
«Invece, dispiace ammetterlo, ci sono state tante piccole cose, messe insieme senza strategia né tattica. Non si è dato respiro a un anniversario così importante e unico. Tanto che il flusso dei turisti è rimasto pressoché uguale, come se si fosse trattato di un anno qualsiasi, quando invece avrebbe potuto avere una bella impennata.
«Un'occasione persa. E non solo per il turismo».
Secondo Martinelli, quindi, la presenza di “Studio Azzurro” da una parte dà lustro all'iniziativa di Aldes, ma permette anche di ricordare un'esperienza a suo parere unica e ancora innovativa, da lei ideata con la collaborazione di Lucia Maffei e Stefano Gazzarrini.
«Fu la prima in Europa di quel genere – racconta – e portò Lucca all'avanguardia: un vero e proprio laboratorio, nato dalla volontà di collocare la città in prima fila nel campo della sperimentazione culturale e che tuttora avrebbe da dire molto.
«E, particolare estremamente importante, coinvolse l'intera città: istituzioni, privati, centri culturali».
Baluardo – così si chiamava - era il frutto di una nuova concezione di museo permanente, dove il patrimonio culturale e l’arte contemporanea, grazie a tecnologie multimediali – in totale furono utilizzati nove video proiettori, sei telecamere in diretta e sei monitor -, si fondevano dando vita a un diverso modo di comunicare.
La memoria storica della città e la sua realtà del momento s'incontravano in un suggestivo percorso all'interno del sotterraneo.
Il presente di Lucca entrava attraverso la trasmissione di immagini in diretta, inviate attraverso il più sperimentale dei mezzi di trasmissione: un raggio laser.
I video, invece, venivano proiettati utilizzando mezzi e sistemi interattivi e facendo “rivivere” cultura, luoghi, personaggi e documenti del passato lucchese.
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