Attenzione
Puglia: «Le cave dovranno chiudere»
Il sindaco di Vagli lancia l’allarme per l’ultima stesura del piano paesaggistico regionale
VAGLI. «Le cave di marmo chiuderanno». È l’allarme lanciato da Mario Puglia, sindaco di Vagli, dopo la partecipazione ad una riunione organizzata dalla Cosmave di Pietrasanta. All’incontro erano presenti geologi, imprenditori del settore, i sindaci del comune di Seravezza e di Stazzema ed un rappresentante del comune di Minucciano.
«Mi sono reso conto – spiega Puglia – che la situazione nel settore lapideo prodotta dalla Regione Toscana è arrivata al punto che le cave e le attività estrattive saranno in breve tempo costrette, dalla burocrazia e dalla miopia della Regione Toscana a chiudere, mettendo sul lastrico migliaia e migliaia di posti di lavoro. L’unico settore che ancora funzionava e che creava posti di lavoro e di sviluppo economico è stato preso di mira dai politici della Regione e, per scopi ancora da chiarire, dai politici locali che hanno anteposto agli interessi delle proprie collettività, il proprio iter politico futuro perdendo di vista e omettendo di denunciare la situazione disastrosa».
Le accuse del sindaco di Vagli si riferiscono al piano paesaggistico regionale. «Il piano è stato scritto con una mentalità tipicamente ambientalista, congelando il paesaggio e non riconoscendo quelle modifiche che lo hanno trasformato, caratterizzandolo oramai fortemente – prosegue Puglia – le cave sono riconosciute solo ed esclusivamente come criticità, cancellando improvvisamente la valenza storica, culturale e sociale di un attività estrattiva di origini antichissime. Per le Apuane questo si traduce nella chiusura totale delle cave all’interno del Parco e dell’incentivazione al ritorno alla pastorizia. Per un comune come quello di Vagli si traduce nello spopolamento, nella morte dell’identità culturale, sociale ed economica di un intero popolo». Le successive revisioni hanno portato al piano adottato a luglio: «Il tavolo ha si portato a delle modifiche importanti per il mantenimento dell’attività estrattiva, comunque resa sempre più difficoltosa, ma non è riuscito a modificare la filosofia del piano, non introducendo quello che è per noi un concetto fondamentale: il paesaggio delle Alpi Apuane è caratterizzato e valorizzato anche dalla presenza delle cave». All’adozione del piano paesaggistico in luglio sono seguite molte osservazioni, complesse a tal punto da richiede un nuovo tavolo tecnico, questa volta con i rappresentanti delle categorie produttive. «Il nuovo testo, approvato dalla giunta e di prossima valutazione da parte del Consiglio regionale, è contorto, errato, contraddittorio, non univocamente interpretabile e soprattutto lascia aperte, anzi rende più gravi, tutte quelle criticità che mettono in pericolo la sopravvivenza delle attività estrattive e di tutto ciò che sta intorno, con il mancato riconoscimento del paesaggio di cava».
Luca Dini
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