Il Tirreno

Lucca

Posti a rischio, sale la protesta dei dipendenti della Provincia

di Nadia Davini
Posti a rischio, sale la protesta dei dipendenti della Provincia

Assemblea permanente a Palazzo Ducale contro i tagli imposti dal governo che toccano le 475 persone che assicurano i servizi sul territorio. Irruzione in consiglio, oggi presidio in piazza

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LUCCA. Lenzuola bianche e bomboletta spray: gli striscioni di protesta fai da te arrivano anche a Palazzo Ducale, dove i dipendenti sono riuniti da ieri in assemblea permanente di protesta contro i tagli imposti dal governo Renzi. Dissenso che, nel pomeriggio, è stato esteso anche al consiglio provinciale, stoppato da una cospicua delegazione di lavoratori che ha fatto un'irruzione pacifica stravolgendone l'ordine del giorno. Per un intero pomeriggio al centro della discussione politica c'è stato il futuro, incerto e preoccupante, di 475 persone e dei numerosi servizi che la Provincia eroga sul territorio, facendo emergere uno scenario critico e preoccupante. La protesta continuerà anche oggi, con un presidio a oltranza in piazza Napoleone, che potrebbe trasformarsi in occupazione simbolica degli uffici, come gesto di totale contrarietà verso l'applicazione della legge di stabilità 2015. Tagli del cinquanta per cento alle risorse dell'amministrazione, questo l'obiettivo del provvedimento governativo, che impone alle province di dimezzare le spese entro la fine del 2015. Nel mirino gli stipendi, i contratti, i servizi, la stabilità lavorativa del personale che ieri mattina si è riunito in assemblea per decidere cosa fare. I posti a rischio, infatti, sono più di duecento. «Il processo di riordino istituzionale legato alla Legge Del Rio sta risentendo della legge di stabilità – spiega in consiglio provinciale Barbara Bertacchini, dipendente Rsu Cgil -.Gli ulteriori tagli previsti dalla legge porterebbero la Provincia, pur riuscendo a coprire i costi di funzionamento e i servizi fondamentali per il 2015 – grazie alla vendita di azioni –, ad entrare dal 2016 in una fase finanziaria molto critica con conseguenze pesantissime sul personale. La legge di stabilità prevede, a livello nazionale, un ulteriore taglio di un miliardo di euro alle province, che si somma a quelli già effettuati nei mesi e negli anni scorsi. Considerato che non esistono più i trasferimenti dallo stato centrale alla Provincia, questo intervento sarà un vero e proprio prelievo di risorse senza le quali non si potrà continuare ad erogare servizi essenziali come la manutenzione delle scuole o delle strade provinciali, né le politiche del lavoro o i corsi di formazione professionale, il trasporto pubblico locale e il monitoraggio e la prevenzione del dissesto idrogeologico». In concreto potrebbero mancare i soldi per accendere il riscaldamento nei 44 istituti superiori del territorio provinciale o per le strade. Il problema, poi, sta anche nelle pieghe della legge: se da un lato infatti si va verso mobilità del personale della Provincia, dall'altro gli enti non possono fare nuove assunzioni o accogliere trasferimenti perché bloccati dal patto di stabilità. Per questo motivo il consiglio provinciale ha approvato in serata un documento con cui vengono invitati i rappresentanti parlamentari del territorio «a chiedere al Governo di stralciare dal maxi-emendamento la parte riguardante le province e l’applicazione della legge Del Rio e di rimandarla ad una più attenta e approfondita analisi; di riappropriarsi delle proprie prerogative parlamentari in modo da riportare nell’aula e nelle apposite commissioni la discussione e l’approvazione del provvedimento; invitare il Governo ad intraprendere urgentemente un nuovo percorso-iter riformista in grado di ottenere comunque economie di scala e risparmi ma nel rispetto di principi e valori che riteniamo irrinunciabili come mantenimento dei servizi alla cittadinanza e il mantenimento e ottimizzazione dei livelli occupazionali e salvaguardia delle professionalità».

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