Finanza
L’export sostiene la nostra industria
Dai mercati esteri ossigeno per la produzione locale, ma preoccupa la crisi della Russia che poteva essere uno sbocco
LUCCA. L’export e la propensione verso l’estero della nostra provincia sorreggono il settore produttivo lucchese.
Per questo il crollo del rublo, che negli ultimi dieci mesi ha visto dimezzato il proprio valore, non può non preoccupare le aziende della nostra provincia, che invece nutrono poca fiducia sulla possibilità di poter beneficiare del calo del prezzo del petrolio a causa dell’inasprimento delle accise. Nel consueto incontro di fine anno, gli Industriali lucchesi partono soprattutto da questo dato per inquadrare un 2014 di sostanziale tenuta con qualche timido segnale di ripresa. La questione viene sollevata da Mauro Celli, responsabile della sezione metalmeccanica:
«La Russia per noi poteva essere un mercato di sbocco ma il crollo del rublo per qualche tempo fermerà gli investimenti. E’ fondamentale però continuare a stare sui mercati stranieri e confidiamo che il Governo voglia incentivare le aziende virtuose che intendono fare massa critica in settori importanti per presentarsi nel mondo con le spalle un po’ più grosse».
Il quadro complessivo. In generale comunque c’è chi dice addirittura che la nostra provincia sia quella che a livello economico se la passa di gran lunga meglio rispetto a tutte le altre della Toscana e forse, dati alla mano, è davvero così. Nei primi 9 mesi del 2014 la produzione è aumentata complessivamente dell’1% rispetto allo stesso periodo del 2013 e il fatturato dello 0,8%.
Le punte più importanti si registrano nel lapideo (+2,4% produzione, +2,9% fatturato), nell’alimentare e tabacco (+2,2%, +3,6%) e nella carta (+2%, +3%), ma non mancano i settori in crisi come la nautica viareggina che ha perso il 7,1% della produzione e l’11,8% del fatturato. Commentando la situazione la presidente Cristina Galeotti dice subito che il problema maggiore è che non si è ancora stati in grado di recupere i volumi di produzione e di personale che si sono persi durante la crisi, come testimonia anche l’aumento della cassa integrazione straordinaria.
«In più mancano nuovi investimenti e questo fa ritardare il processo di rinnovamento tecnologico mentre l’esubero della capacità produttiva porta alla riduzione del capitale investito. Un meccanismo che genera aziende con rating più bassi e maggiori difficoltà a ottenere credito.
Gomma-plastica. Qui si registra un aumento importante dell’export (+14,8%) che, secondo il responsabile Mario Baldassari, «rappresenta ormai l’unica possibilità di sopravvivenza.
Del resto siamo legati anche al settore dell’edilizia che in Italia ha ridotto i volumi del 40% e stiamo lavorando su mercati alternativi in Europ e Nord Africa.
Edilizia. E’ il settore che ha maggiormente risentito della crisi e che più degli altri fatica a riprendersi.
I numeri forniti dal rapporto Ance sono impietosi perché tra il giugno del 2008 e il settembre del 2014 in provincia di Lucca si sono perse 419 imprese e 2.037 operai, con un monte ore annue lavorate che è crollato del 50,9%.
«Il morto è nella bara», dice Stefano Varia spiegando che ormai «non si riesce ad assorbire forza lavoro che pure ha tradizioni di due o tre generazioni alle spalle. Pochi di noi sono strutturati per andare a lavorare all’estero e in Italia riscontriamo forti ritardi nei pagamenti, soprattutto da parte dello Stato, che paga a oltre 300 giorni. Senza contare l’aumento di tassazione degli immobili che sta azzerando gli investimenti sul mattone».
Qualche segnale positivo potrebbe arrivare dalle opere pubbliche, con il raddoppio della ferrovia Pistoia-Viareggio, la realizzazione degli assi viari e soprattutto la realizzazione del ponte sul Serchio che dovrebbe andare a gara nel 2015.
Lapideo. Buoni i risultati economici con un aumento del 2,4% della produzione e del 2,9% del fatturato.
I problemi però nascono dalla normativa regionale per il piano paesaggistico che non riconosce il paesaggio di cava come elemento territoriale e mette a rischio la continuità delle attività produttive, sia per le nuove, sia per quelle esistenti.
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