Il Tirreno

Lucca

Ora il progetto dello Steccone è in bilico

di Luca Cinottti
Ora il progetto dello Steccone è in bilico

Il COmune di Lucca studia la possibilità di una variante per rendere meno costosa la bonifica del terreno

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LUCCA. È uno dei progetti urbanistici più osteggiati della città: ora lo “Steccone”, cioè il recupero dell’area ex Italgas fra via Consani e via Nottolini ad opera di Polis e Gesam potrebbe essere abbandonato o, meglio, fortemente modificato. Al centro delle discussioni che hanno preso il via negli uffici del Comune e delle partecipate la questione della bonifica da effettuare nell’area “invasa” dagli idrocarburi di oltre un secolo di produzione del “gas di città”. Un lavoro che costerebbe tanto, troppo per le casse pubbliche. E che, quindi, potrebbe consigliare di arrivare ad altre soluzioni.

Il caso, che già da tempo era all’attenzione degli uffici comunali, è diventato bollente nelle ultime settimane. Come anticipato dal Tirreno a fine novembre, infatti, la Provincia ha individuato Italgas e Comune come corresponsabili dell’inquinamento dell’area sotto la ex “Cattedrale” (che dovrebbe diventare sede di Gesam e ospitare negozi e uffici), ordinando loro di procedere con la bonifica. Un atto duro, nei confronti del quale peraltro palazzo Orsetti probabilmente presenterà ricorso al Tar.

Ma, nello stesso momento, si sta anche lavorando per interpretare le norme del decreto “Sblocca Italia”. In questo provvedimento del Governo Renzi diventato legge a inizio novembre sono previste anche norme sulle bonifiche di aree contaminate: articoli e commi che, di fatto, rendono meno pesanti gli obblighi in capo ai proprietari dei terreni, pur se con alcuni paletti a tutela della salute dei lavoratori e dei cittadini. Come spesso avviene, tuttavia, la norma è scritta in maniera non chiara. Per questo non si esclude, in Comune, la possibilità di ricorrere anche a un esperto del settore prima di prendere qualsiasi decisione.

L’idea, quindi, è di tirar giù un “canovaccio” sul quale poi intervengano i vari attori: Comune, partecipate, Asl, Arpat. Il punto di arrivo sembra essere comunque già abbastanza visibile: una sostanziale modifica del progetto Polis-Gesam per l’area, che ha avuto il via libera con il permesso di costruire rilasciato nella primavera del 2008. Ad esempio, è difficile pensare che venga mantenuta nella sua integrità l’area a verde prevista nella zona più a ovest, visto che le norme per le bonifiche in questo caso sarebbero assai stringenti e dispendiose.

Da capire anche il futuro del vero e proprio “Steccone” (cioè l’edificio direzionale e commerciale lungo via Nottolini), così come dell’ex cattedrale dal suolo zuppo di idrocarburi e benzene.

Anche queste parti del progetto potrebbero essere modificate, anche a seguito della crisi dell’edilizia. Certo è che si tratta di una questione che presenta più di una complicazione: come quella sulla presenza di un permesso di costruire, che mal si concilia con la necessità di una eventuale variante al regolamento urbanistico.

Fra le tante incognite (che dovranno essere sbrogliate nelle prossime settimane) è abbastanza chiaro che i quattro milioni che si stimano necessari per una bonifica “completa” potrebbero mettere a dura prova le casse del Comune (o anche di Polis e Gesam, nel caso si assumessero l’onere: così facendo, infatti, potrebbero diminuire i dividendi che arrivano a Palazzo Orsetti attraverso la Holding). Per questo l’obiettivo principale è diventato quello di trovare una “via d’uscita” che renda sostenibile la bonifica che, comunque, dovrà essere fatta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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