Proteste
«No alla gogna su Facebook»
LUCCA. No al linciaggio su Facebook dei condannati per la vicenda che ha visto vittima Mario Son Sodo. A chiedere rispetto in attesa della decisione finale di altri gradi di giudizio è il difensore...
LUCCA. No al linciaggio su Facebook dei condannati per la vicenda che ha visto vittima Mario Son Sodo. A chiedere rispetto in attesa della decisione finale di altri gradi di giudizio è il difensore di uno degli imputati, Ferdinando Fabbri, condannato per circonvenzione di incapace.
«Fabbri – scrive il legale, Giovanni Bianchini – ha ricevuto un supplemento di pena dai navigatori dei social networks. Alla pubblica opinione della Rete non è parsa sufficiente la condanna dell’autorità giudiziaria, troppo mite (5 anni di reclusione oltre accessori); si è perciò scatenata, memore degli insegnamenti del guru Grillo, in un processo ed una condanna digitale. Carcere a vita e chiavi buttate nel fosso, questo il verdetto della Rete. Ecco, dunque, il mostro dato in pasto, prima si diceva alla stampa, ora, al popolo del Web. Quello internauta, affamata di vendetta via etere e tuttavia il più delle volte codarda, vigliacca, approssimativa, sommaria e sbrigativa nei giudizi inappellabili. Si muove al riparo del muro dell' unknown , del nickname, certa dell' impunità offerta dal mezzo di tramissione utilizzato per la libera circolazione delle offese più turpi e per sentenze lapidarie. Ma la modernità del mezzo nulla toglie all'arretratezza culturale e alla barbarie di questi soggetti. Ebbene sì, difendo Fabbri, la persona Fabbri, non il reato di cui è accusato, ma la persona. Una difesa scomoda impopolare e contro tutti, e comunque necessaria ai giudici per risolvere il dubbio. Non vi sono certezze precostituite nel processo penale e la verità si costruisce faticosamente per gradi con il concorso di tutte le parti . Ripeto per gradi e fino all’ultimo grado non vi è certezza permanendo un ragionevole dubbio. La persona Fabbri era accusata di estorsione aggravata, il Tribunale dopo un giusto processo, scontentando la piazza mediatica, lo ha condannato per il reato minore e meno grave di circonvenzione di incapace. Prima di crocifiggere Fabbri, civiltà e prudenza esigono di attendere che la giustizia faccia il suo completo percorso. E’ bene ricordare a tutti i giustizialisti che il processo penale è come un sinistro stradale: prima o poi capita a tutti, e perciò è bene partire con tanti dubbi».
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