Il Tirreno

Lucca

Condannata a 5 anni la coppia che circuì Mario Son Sodo

di Luca Tronchetti
Condannata a 5 anni la coppia che circuì Mario Son Sodo

I giudici derubricano il reato da estorsione a circonvenzione «Sono contento perché non li voglio più vedere in faccia»

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LUCCA. Ride, salta, balla, proprio come un bambino che hanno portato alle giostre. Mario Son Sodo non entra nell’aula 1 del tribunale Galli Tassi dove i giudici stanno leggendo il dispositivo della sentenza che condanna la coppia che si era approfittata della sua semplicità, della sua ingenuità, della sua purezza d’animo. Aspetta fuori come se non volesse disturbare il lavoro dei giudici che alla fine vorrebbe andare a ringraziare e a cui vorrebbe stringere la mano «perché con me sono stati buoni».

Cinque anni di carcere. Dura mezz’ora la camera di consiglio del tribunale collegiale che condanna a cinque anni di carcere per circonvenzione d’incapace, reato minore rispetto all’ipotesi di estorsione aggravata, Ferdinando Fabbri, 44 anni, e Monica Giulia Pieri di 52 accusati di aver costretto il popolare Mario Barsotti, al secolo Mario Son Sodo, a chiedere l'elemosina per poi prendergli i soldi e portargli via pure parte della pensione. Fissata anche una provvisionale di 25mila euro alla parte civile con i due imputati che sono stati interdetti in perpetuo dai pubblici uffici.

«Non li voglio più vedere». Fuori dall'aula c'è la troupe del popolare programma tv «Le Iene» in onda su Italia Uno con Andrea Agresti che intervista Mario Sono Sodo prima e dopo la lettura del dispositivo della sentenza. «Sono contento che li abbiano condannati e si facciano la galera perché non voglio più vedere la loro faccia. E' vero, quando li hanno arrestati all'inizio ero dispiaciuto e ho pianto perché non capivo che mi avevano fatto del male. Ma quando la polizia mi ha spiegato cosa mi stavano facendo fare ho realizzato». Passa dall’atrio Ferdinando Fabbri, l'unico imputato presente in aula al momento della lettura del dispositivo (la sua ex Monica Pieri non si è presentata), Mario Barsotti lo guarda con una smorfia: «Non vuoi dirgli niente?» gli fa Agresti. «No, l'importante è che non lo veda più». Poi iniziano gli abbracci delle persone semplici che gli vogliono bene a partire dal suo avvocato Giovanni Biagi. I soldi della provvisionale immediatamente esecutiva ed esigibile? Gli amici stanno pensando a metterli da parte per ristrutturare la sua abitazione.

Capo d’imputazione modificato. La mattinata era iniziata alle 9,30 con il collegio (presidente Stefano Billet, a latere Simone Silvestri e Lucrezia Fantechi) che aveva impedito le riprese audio, video, fotografiche in aula. Alle 10,15 era stato chiamato il processo con i giudici che si erano subito ritirati in camera di consiglio per emettere la sentenza. Il nodo da sciogliere era legato all'imputazione. Quella originaria faceva riferimento all'estorsione aggravata dalla suggestionabilità della vittima e quindi per la procura punibile con 6 anni e mezzo di reclusione nei riguardi dei due imputati. Quella successiva, chiesta in subordine dal pm attraverso la derubricazione del reato originario, era la circonvenzione d'incapace essendo il falegname di Nozzano un soggetto con capacità psichiche assai limitate. E i giudici hanno optato per la seconda ipotesi. I legali della difesa faranno ricorso in Appello. Nelle udienze precedenti Mario Barsotti aveva ribadito ai giudici come la coppia gli incuteva timore: «Lui mi minacciava in presenza di lei. I loro comportamenti mi facevano paura. Credo che mi abbiano portato via in tutto seimila euro». Per incastrarli la squadra Mobile, diretta dal commissario Virgilio Russo, con la collaborazione dell'investigatore privato Renato Bianchi, agì in borghese e gli agenti fingendosi turisti fotografarono la coppia assieme a Mario.

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