Il Tirreno

Lucca

Premia il rapporto tra qualità e prezzo

di Barbara Antoni
Premia il rapporto tra qualità e prezzo

«Cerchiamo anche articoli di nicchia rigorosamente made in Italy». Dal 1860 la famiglia opera nel commercio

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LUCCA. «Andiamo avanti con grossi sacrifici. Del resto, la crisi del commercio è sotto gli occhi di tutti. Non è facile mantenere una struttura come la nostra, oltretutto nella sede storica in cui è nata. Soffriamo come tutti, ma continuiamo a mantenere saldi i punti di forza che ci hanno sempre contrassegnato: la qualità del prodotto, un rapporto qualità prezzo eccellente, la ricerca di articoli di nicchia, di un certo gusto e rigorosamente made in Italy eccetto pochissimi casi».

Nel suo negozio al civico 54 di via Fillungo (aperto nel 1903, dopo il trasferimento dalla sede iniziale in piazza San Michele, aperta nel 1860), Umberto Tenucci, patron dei tre negozi di famiglia nel centro storico di Lucca, coadiuvato nel suo lavoro dai figli, racconta la difficile convivenza, oggi, dei negozi storici con la crisi che non accenna a tramontare.

Tre negozi – in via Fillungo, via Beccheria, via dell’Arancio – tutti di abbigliamento, tutti di alta qualità, frequentati, per affermazione del signor Umberto, da tutti i personaggi più in vista, «che hanno ville nella periferia della città. E anche questo – aggiunge – è per noi elemento di soddisfazione».

Ma la soddisfazione non basta a tenere testa alle continue insidie della crisi.

Umberto Tenucci, che in passato per anni ha ricoperto l’incarico di presidente provinciale di Confcommercio Lucca, lo sa bene. Ma vie di fuga se ne possono trovare, sottolinea. E sono quelle, spiega, legate al turismo.

Signor Tenucci, quale peso hanno i turisti sull’andamento di un’attività come la sua?

«Da aprile-maggio fino alla fine della manifestazione Lucca Comics & Games direi che il turismo rappresenta dal cinquanta al sessanta per cento del nostro lavoro. Anche il ponte dell’Immacolata è stato buono, in giro a Lucca c’erano molti milanesi. Anche se devo dire che il turismo era ancora più determinante quando c’era in corso la lira: il marchio forte della Germania stimolava i tedeschi a spendere. Oggi gli stranieri che comprano più volentieri, almeno secondo il nostro osservatorio, sono olandesi, inglesi, francesi».

Quale strategia adotterebbe per sviluppare ulteriormente il commercio?

«Ritengo che la gestione della promozione turistica sarebbe più efficace se fosse affidata a un organismo territoriale piuttosto che regionale. Un organismo coordinato da associazioni dei commercianti, da Provincia e Comune: un po’ la ricetta che diede vita, all’epoca, al Convention Bureau».

Quindi una struttura da rifondare ex novo dopo la scomparsa delle Apt.

«Penso che potremmo utilizzare anche una struttura che abbiamo e che ritengo adatta a questo scopo, vale a dire Itinera. Andrebbe responsabilizzata, sostenuta nel compito di creare nuovi eventi che darebbero ulteriore impulso al turismo. Potrebbe anche svolgerlo sotto il coordinamento di altri enti».

Che tipo di eventi potrebbero essere funzionali a uno sviluppo del turismo in città, a suo parere?

«Penso che sarebbe necessario organizzare un evento di qualità tutti i mesi e della durata di almeno due giorni. Un appuntamento di questo tipo sarebbe determinante per creare nuovi flussi di frequentatori del centro: di un miglioramento del genere potrebbe trarre sicuro beneficio la città nel suo complesso».

Torniamo ai negozi di tradizione. Cosa pensa della chiusura di più negozi storici anche nel corso degli ultimi tempi?

«Molti miei colleghi non hanno la possibilità di avere un ricambio generazionale nell’attività di famiglia. E già i momenti sono difficili, figurarsi se non hai qualcuno dei tuoi che prosegue sulla tua strada. Ogni stagione investiamo un sacco di soldi nell’acquisto delle nuove collezioni e non sappiamo mai come va. E poi siamo invasi da una serie di catene in franchising. Strutture molto diverse da noi, ovviamente, ma anche con margini di guadagno molto diversi».

Secondo il suo modo di vedere, cosa potrebbe salvare il commercio del centro storico?

Un aspetto è essenziale, fondamentale: bisogna portare più gente in città. Ma anche il consumatore finale dovrebbe avere più voglia di spendere. Molti sono impauriti dalla situazione attuale, manca la fiducia nel futuro: anche per questo si spende meno».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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