Il Tirreno

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Taddeucci, la qualità contro la crisi

di Barbara Antoni
Taddeucci, la qualità contro la crisi

Lucca: per il titolare dell'antica fabbrica del buccellato è necessario puntare sul turismo e investire in manifestazioni di livello

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LUCCA. «Se un negozio è storico o no non fa differenza: la crisi si combatte con la qualità». Poche parole ma molto efficaci quelle con cui Giulio Taddeucci, 65 anni, titolare insieme alla sorella Anna Magaly dell’Antica Pasticceria Taddeucci in piazza San Michele, la “fabbrica” del buccellato universalmente riconosciuta, risponde alla domanda di partenza della nostra inchiesta su «come risponde un negozio storico alla crisi?».

«È vero - ammette Taddeucci - se un negozio è storico ha un punto in più. Nel mio campo almeno si va avanti con la qualità. Non a caso usiamo deliberatamente materie prime particolarmente costose, rare, ma che contribuiscono a fare un prodotto migliore».

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Ma la crisi, signor Taddeucci, si sente comunque, è un’affermazione comune ai commercianti lucchesi in questo momento storico.

«Se la gente non lavora non ha disponibilità per spendere, è vero. Ma il turismo a Lucca negli ultimi vent’anni si è sviluppato in modo abnorme. In passato noi vivevamo sulla scia della ex Perla del Tirreno, cioè Viareggio. È stato così fino alla metà degli anni Settanta: in estate a Lucca non si vedeva anima viva col bel tempo; i visitatori arrivavano quando non c’era il sole. È vero, all’epoca in centro abitavano ventunomila persone, oggi appena novemila. Negli ultimi anni però Lucca, che viveva della luce riflessa di Viareggio, ha cominciato ad avere una vita turistica propria. Ormai d’estate si campa di turismo, ma solo, sottolineo, se si offre un prodotto di qualità».

I turisti quindi rappresentano la maggior parte della clientela oggi.

«Durante l’estate, il settanta per cento dei nostri clienti è rappresentata da stranieri. È italiano solo il restante trenta per cento. Ma di questi compratori solo metà sono cittadini lucchesi. Che però si vedono rispuntare in quantità in autunno. Il sabato e la domenica invece si vive grazie alla gente che viene dalle città limitrofe, come Pisa e Firenze».

Se fosse un amministratore, quale sarebbe la sua politica per sviluppare il turismo?

«C’è gente di Lucca che critica i Comics: ma questi sono i gretti lucchesi. I Comics, come il Summer, portano un’infinità di persone in città. Se le manifestazioni sono di qualità attirano gente. Io penso che ci dovrebbero essere persone preposte a individuare nuove manifestazioni di livello. Lasciarsi scappare una di quelle che abbiamo sarebbe una follia. Lucca ormai è una città internazionale. Macché “Lucca ai lucchesi”: la nostra città deve essere una finestra sul mondo».

Quindi lei vorrebbe che si inventassero nuove manifestazioni e mirate, adeguate alla città.

«La clientela di Lucca è ormai costituita in prevalenza da un turismo di qualità. Turisti diversi da quelli che vanno in massa al mare: sono persone che vogliono scoprire cose nuove, sono appassionate di arte. Per esempio penso che nuove attività sportive potrebbero attirare ancora più persone. Ma ci vuole determinazione in questo tipo di operazione. E quanto a un negozio, se lavora bene, la crisi la sente ma soltanto per una partecircostanziata».

Nella via più blasonata del commercio lucchese, via Fillungo, stanno aprendo molti nuovi negozi anche al posto di negozi storici. Le merceologie di punta sono bigiotteria e abbigliamento: cosa ne pensa?

«Credo che sia un fenomeno inspiegabile. Mi domando come facciano a tirare avanti. La risposta è intrinseca alla domanda: questi nuovi negozi, spesso non di qualità, aprono e chiudono nell’arco di sei mesi».

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