Italia
«Eravamo gli orafi di fiducia dei Savoia»
Il racconto del cavalier Antonio Pellegrini: entrai in negozio 65 anni fa, dovetti abbandonare gli studi
LUCCA. «Quando i Savoia soggiornavano nella tenuta di San Rossore, le dame di compagnia erano tutte lucchesi. Tutte le volte che i regnanti avevano bisogno di un orefice si rivolgevano a noi. A volte per ringraziarci del nostro lavoro ci scrivevano anche delle cartoline da San Rossore: le conserviamo ancora».
Un pezzo di storia dell’oreficeria Pellegrini raccontato dal rappresentante della quarta generazione, il cavaliere Antonio Landucci Pellegrini, classe 1931. «Sono in negozio da sessantacinque anni - racconta il signor Antonio -. Facevo il liceo scientifico quando uno dei due fratelli titolari del negozio all’epoca morì, in giovane età. Così entrai io. Ero ancora studente, pensavo di portare avanti sia il lavoro che gli studi, ma dovetti lasciarli».
Nel negozio sull’angolo fra via Fillungo e via San Giorgio, Antonio Landucci Pellegrini ha trascorso praticamente una vita. «Una volta l’orefice era un po’ come il farmacista - racconta - non era assimilabile a un commerciante comune».
Racconta anche di come, tra il 1942 e il 1944, il negozio rimase chiuso a causa della guerra: altri capitoli di questa lunga storia che sono impressi nella sua memoria a caratteri indelebili.
Nei secoli, al negozio sono stati apportate solo poche modifiche. In origine il negozio si componeva di un solo vano, quello sull’angolo di via Fillungo: l’altezza del soffitto era intercalata da un mezzanino, poi rimosso. In seguito, ricorda il signor Antonio, «acquistammo anche il negozio piccolo accanto: in principio era il laboratorio di un ombrellaio; più tardi, quando passò a noi, era una vendita di lane».
Nel 1919 erano state apportate anche alcune modifiche all’aspetto esterno del negozio, quando furono aperte le due vetrine di legno massiccio in noce arricchite dal monumento marmoreo dello scultore lucchese Francesco Petroni e dal mascherone liberty in bronzo dello scultore Salotti.
Una lunga strada, il cui solco venne tracciato da Antonio Maria Pellegrini nel 1750. Già lavorante presso un’oreficeria nel 1743 era diventato maestro orafo e ne aveva fondata una sua, poi trasmessa al figlio Giuseppe e al nipote Vincenzo. Era solo l’inizio della dinastia che ha oggi come rappresentanti Antonio e il figlio Diego. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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