La protesta
Il segreto del lago: un abisso di 1360 metri. Record nelle viscere delle Apuane
L'impresa degli "Speleo Mannari" all'incrocio tra Massa, Lucca e la Versilia. Un'avventura piena di emozioni e con un colpo di scena: la sparizione di alcune attrezzature e la convizione che si sia trattato di un boicottaggio: "C'è qualcuno che ci invidia..."
LUCCA. 1360 metri. È questa la profondità da record dell'abisso Roversi. Quindi più dei 1350 misurati fino alla scorsa settimana e anche più dei 1358 dell'aggiornamento di lunedì 8. Si allunga il record conquistato dagli Speleo mannari dentro le viscere del Monte Tambura, sulle Alpi Apuane. I diciotto speleologi, di cui cinque toscani e alcuni provenienti dall'estero, sono arrivati dove non era mai giunto nessuno, stabilendo il primato italiano di discesa in grotta, con l'esplorazione di un sifone finora inviolato allo sguardo umano e da loro ribattezzato “Sifone del Mannaro”. La spedizione, composta da quattro squadre, era iniziata venerdì 5 e si è conclusa lunedì 8 dicembre, con l'uscita degli ultimi speleo a tarda sera.
Tra questi Luca Pedrali, di Chiari (Brescia), tra i massimi specialisti in Italia e fuori confine. E' lui che ha esplorato in subacquea solitaria il sifone, dove ha scoperto che la grotta "più profonda d'Italia" è... ancora più profonda. La comunicazione dei 1358 metri era stata data lunedì 8 dai primi speleo risaliti in superficie, poi Pedrali, una volta tornato dalle cavità sotterranee, ha controllato i dati presi con il computer e ha corretto la misura fino al definitivo 1360.
[[atex:gelocal:il-tirreno:lucca:cronaca:1.10465866:Video:https://video.gelocal.it/iltirreno/locale/l-impresa-degli-speleo-mannari-l-urlo-della-missione-compiuta/40645/41644]]
Che cosa ha trovato là in fondo?
«Contrariamente a quanto speravamo, ma era un sogno in grande, il sifone finisce lì, non si congiunge ad altre grotte né prosegue ulteriormente. Quindi la massima profondità dell'abisso è quella che ho raggiunto: dieci metri di più rispetto a ciò che si conosceva fino a oggi».
[[atex:gelocal:il-tirreno:lucca:cronaca:1.10465872:Video:https://video.gelocal.it/iltirreno/locale/l-impresa-degli-speleo-mannari-il-tuffo-nell-abisso/40645/41647]]
Può descrivere il sifone?
«Si trova sul fondo della grotta, a 1350 metri di profondità, al termine dell'ultimo tratto, da meno 1000 in giù, molto difficile e selettivo, perché fatto di pozzi strettissimi. All'entrata si presenta come un laghetto, largo circa tre metri di diametro, dall'acqua verdastra e quasi ferma. Una volta immersi, la pozza si strettisce, diventando un cunicolo di un metro per un metro, che scende quasi in verticale, con una pendenza del 65%, fino a 10 metri di profondità. Qui, in fondo, c'è una specie di saletta più larga dove, sulle pareti verso l'alto, si trova una fessura dalla quale passano a malapena mezza testa e una mano: un percorso a collo d'oca, che termina con quella strozzatura oltre la quale è impossibile andare. Lì finisce il sifone, a circa trenta metri dall'ingresso. In totale 13 minuti di immersione. L'ho rifatto una seconda volta, per essere certo di aver esplorato tutto, ma a quel punto la visibilità era ridottissima».
Perché?
«Nell'acqua le pareti della roccia sono tutte bianche, ricoperte di marmo sbriciolato che proviene dalle cave, sulle montagne sovrastanti, e si deposita sul fondo delle loro viscere. Quando passavo, le bolle della bombola andavano a sbattere sulle pareti, facendo staccare questa sabbiolina dalle pareti. Sembrava una nevicata. Bello, ma visibilità azzerata. Dovevo essere più veloce delle mie bolle per cercare di lasciarmi un po' di visuale davanti, ma alla seconda immersione l'acqua era piena di questa neve di marmo».
Qual è la temperatura dell'acqua?
«Quattro-cinque gradi. Più o meno come quella in grotta, che è di 5-6 gradi. E' l'acqua piovana che arriva dal monte Tambura. Appena si entra è limpidissima, poi diventa torbida con il movimento». In quanti siete arrivati a quota 1350? «In sette, proprio perché l'ultima parte è molto stretta e selettiva. Avevamo già deciso in partenza che ad affiancarmi doveva essere chi era più preparato e fisicamente in forma».
Quali sono state le tappe della spedizione?
«La prima squadra, formata da cinque speleo, è entrata venerdì mattina e ha iniziato a posizionare le corde e l'attrezzatura lungo il percorso, arrivando dopo 26 ore, con una sosta a meno 800 metri, ad allestire il campo base a mille metri di profondità. La seconda squadra, ancora composta da cinque, è partita sempre venerdì, a distanza di poco tempo, e ha raggiunto gli altri. Sabato pomeriggio, invece, è toccato a me, in compagnia di quattro colleghi, mentre poco dopo si sono aggiunti gli ultimi tre: ci siamo fermati a pernottare a meno 800. La domenica, poi, abbiamo raggiunto gli altri duecento metri sotto e in sette siamo scesi fino in fondo, mentre il resto della spedizione è via via risalito. Noi siamo usciti lunedì sera».
L'impresa è riuscita, ma è stata minata dal furto delle corde e di altro materiale che avevate lasciato dentro la grotta nel precedente tentativo di ricord del 12 ottobre scorso. Cosa farete?
«Un chiaro boicottaggio, da parte di qualcuno che fa parte del nostro ambiente e nutre solo invidia. Volevano fermarci, ma non ce l'hanno fatta. Per il momento non sporgiamo denuncia, prima vogliamo cercare di capire. Certo è che la brutta sorpresa ha creato ansia, perché avevamo paura che l'attrezzatura non fosse sufficiente. Pur ancora più motivato nell'andare avanti, mi sono accorto di non essere il solito Luca: nell'immersione ho commesso alcuni errori che non faccio mai».
[[atex:gelocal:il-tirreno:lucca:cronaca:1.10465935:Video:https://video.gelocal.it/iltirreno/locale/l-impresa-degli-speleo-mannari-in-sette-minuti/40645/41653]]
[[atex:gelocal:il-tirreno:lucca:foto-e-video:1.10465690:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.iltirreno.it/lucca/foto-e-video/2014/12/09/fotogalleria/gli-speleo-mannari-ce-l-hanno-fatta-nuovo-record-italiano-di-discesa-in-profondita-1.10465690]]
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
