Il Tirreno

Lucca

il commento

Scelte certe per il futuro di Lucca

di Marco Innocenti

Urgono contenuti per gli slogan sul riuso e il recupero di funzioni in centro

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Riuscirà l’amministrazione comunale a rimettere ordine nell’urbanistica e a disegnare con il nuovo piano strutturale lo sviluppo e il futuro corretto della città per i prossimi venti anni, ponendo fine ai guasti della cementificazione selvaggia che ha caratterizzato gli ultimi quindici anni?

La sfida, vitale, potrà essere vinta soltanto se si cominciano a riempire di contenuti le pur condivisibili dichiarazioni di intenti che puntano tutto sul riuso, sul recupero di funzioni e residenza nel centro storico e sulla riqualificazione delle periferie.

Scelte giuste, i cui lunghi tempi di attuazione esigono che già ci sia almeno una visione di massima del percorso da seguire, con alcuni punti fermi che riguardano il recupero e la destinazione d’uso di grandi immobili pubblici e, a volte, interi quartieri. E che si sappia cosa si vuol davvero fare per evitare che il centro storico muoia.

Si è capito che i mirabolanti progetti strombazzati al momento della presentazione del progetto Piuss per il recupero dell’area sud-ovest della città dentro le Mura saranno drasticamente ridimensionati e rimodulati, se non cancellati. Non solo per i ritardi nella progettazione e le solite complicazioni burocratiche, ma anche perché alla fine non si sono visti veri e concreti interessi di privati intenzionati a investire, versando l’altro 50% del capitale necessario.

Non si è ancora capito invece cosa si vuol fare della parte rimasta al Comune nel complesso dismesso del Campo di Marte (sembra che slitti anche il trasferimento lì della sede del comando dei vigili urbani), dell’enorme area dell’ex ospedale psichiatrico di Maggiano, della ex sede del comando della Guardia di Finanza , del mercato ortofrutticolo di Pulia, di quello del Carmine, di quello ambulante di via dei Bacchettoni e delle cento aree industriali dismesse a due passi dalle Mura.

Nella pagina accanto, il sindaco, Alessandro Tambellini, dà alcune anticipazioni (come la realizzazione della sede della Questura al Campo di Marte), ma il quadro continua a rimanere piuttosto vago.

Il quindicennio passato è stato caratterizzato da una chiara scelta delle amministrazioni che avevano deciso di lasciare mano libera alla “urbanistica di mercato”, con le conseguenze oggi sotto gli occhi di tutti.

Da questa amministrazione, anche nel rispetto del programma annunciato, ci si attende che invece le vocazioni e le destinazioni d’uso di tante parti del territorio siano indicate nell’ambito del progetto complessivo della città del futuro.

Se davvero uno degli obiettivi è riportare residenza nel centro storico, non è affatto secondario lo sforzo per riportarvi funzioni, mentre lascia davvero perplessi apprendere che si vogliono portare fuori della città altre attività e uffici, come il mercato ambulante di via dei Bacchettoni e anche il comando dei vigili, oppure qualche scuola.

Altre scelte decisive che ancora non paiono ben definite riguardano le indicazioni che potrebbero favorire la realizzazione di impianti sportivi, spazi culturali, sociali e teatrali di cui la città è assolutamente carente. Accanto agli spazi e ai servizi destinati ai giovani e ai bambini.

Nel 1998 la giunta guidata da Giulio Lazzarini era arrivata sul punto di approvare il piano strutturale dell’architetto Italo Insolera che dava molte risposte ai temi indicati sopra. Il partito trasversale dei cementificatori lo bloccò. Tambellini era un sostenitore di quel piano: ora ha la possibilità di recuperarne il giusto spirito.

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