Il Tirreno

Lucca

Il muratore funambolo sfida gli abissi

di Paola Taddeucci
Il muratore funambolo sfida gli abissi

La storia di Gianmarco Innocenti, il lucchese della spedizione che esplora le viscere del Tambura a 1350 metri di profondità

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LUCCA. In queste ore si trova nelle viscere dell'abisso Roversi, a 1350 metri di profondità sotto il Monte Tambura delle Alpi Apuane, per tentare di battere il record italiano di discesa in grotta insieme con altri 15 speleologi. Poche settimane fa, invece, era appeso ad un ponte alto quaranta metri, vicino a Livorno.

L'altalena tra cielo e terra è una costante nella vita di Gianmarco Innocenti, l'unico lucchese della spedizione che da venerdì sta affrontando l'impresa dentro la grotta apuana, la più profonda d'Italia, da cui l'uscita è prevista domani.

Ventotto anni, alpinista e speleologo per diletto, per lavoro Innocenti – fratello minore dell'attore Alessandro Bertolucci - fa il giardiniere e muratore su corda.

Va, cioè, a potare alberi d'alto fusto e s'arrampica su campanili, torri, tetti e ponti pericolanti per metterne in sicurezza le parti malate. Lo fa solo con le corde, senza ponteggi o piattaforme aeree, utilizzando particolari tecniche speleologiche alpinistiche.

Un modo, dice, che garantisce minor impatto visivo, eliminazione del rischio di intrusioni dall'esterno, abbattimento dei costi fissi e maggiore velocità nell'esecuzione dei lavori.

Lui, tra l'altro, si fida più delle corde che dei macchinari, siano pure avanzati e modernissimi.

«L'errore umano è sempre possibile in chi manovra questi mezzi, ai quali spesso si avvicendano diverse persone – spiega -, mentre a sistemare le corde siamo esclusivamente io e il mio socio».

Ecco, Innocenti si fida soprattutto di lui: Paolo Bracali, 33 anni anch'egli lucchese. Insieme hanno fondato la ditta “Working rope” (letteralmente lavoro su corda) e hanno effettuato diversi interventi non solo a Lucca, ma in tutta la Toscana.

«Non siamo solo soci – racconta Gianmarco – ma molto di più. Il lavoro che facciamo non si può svolgere singolarmente, bisogna essere sempre in due. Ma non due qualsiasi: io devo essere sicuro che l'altro mi tolga dalle rogne, in caso di bisogno, e l'altro deve essere sicuro di me. Tra me e Paolo succede esattamente così: c'è un rapporto di totale fiducia. È stato lui ad avvicinarmi alla speleologia e alla montagna, sei anni fa. Poi la passione comune si è trasferita anche nella professione».

Se gli interventi a campanili e tetti sono all''ordine del giorno, il lavoro più impegnativo per loro, finora, è stato l'ultimo, concluso poche settimane fa.

Dovevano mettere in sicurezza l'arcata del ponte di Calignaia, sull'Aurelia dopo Calafuria (Livorno), diventato così pericoloso da far chiudere, quest'estate, un pezzo della spiaggia sottostante per il rischio che si staccassero parti del cemento.

I due muratori funamboli hanno costruito un sistema di tre linee guida mobili – fatto di corde e cavi d'acciaio – che attraversavano tutta l'arcata del ponte, cioè venti metri, ed erano ancorate ai piloni, gli unici non interessati dai cedimenti.

«Non potevamo fissare chiodi – spiega Innocenti - sulle parti malate». Così, appesi a queste linee guida, i due sono riusciti ad arrivare fino al centro dell'arcata – ad un altezza di circa 40 metri da terra – ed effettuare i lavori di muratura e messa in sicurezza.

Tutt'altro scenario a San Cerbone, nei dintorni di Lucca, per un intervento su una gigantesca quercia, i cui grossi rami minacciavano il tetto di una casa.

In questo caso i due lucchesi hanno lavorato con la tecnica del tree climbing, aggiungendovi molte delle loro conoscenze di arrampicata e speleologia.

«Non si potevano tagliare i rami e tirarli giù – racconta Innocenti – perché andavano a finire sul tetto della casa. Così abbiamo realizzato con le corde una specie di corridoio dove incanalarli e farli cadere in una zona sicura. È stata un'esperienza davvero interessante».

Come lo è stata quella, ancora diversa, alla raffineria dell'Ilva di Taranto dove i due sono stati chiamati a svolgere il presidio della torcia, a 150 metri d'altezza.

Venti giorni a contatto con il cielo, pronti a intervenire in caso di incidenti.

Fin qui la professione.

In questo Ponte dell'Immacolata, invece, per il solo Innocenti l'avventura dentro l'abisso Roversi, cui prendono parte gli speleologi più esperti sia d'Italia che fuori confine.

Pochi sono in grado di calarsi a quelle profondità e Innocenti è uno di quelli, avendo già all'attivo diverse esplorazioni a meno mille.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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