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Lucca

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Ora serve uno scatto d'orgoglio

Marco Innocenti
Ora serve uno scatto d'orgoglio

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LUCCA. Dispiace, ma c'era da aspettarselo che alla fine Lucca non sarebbe stata gratificata dall'Unesco del titolo di "città della musica".

Difficile, certo, trovare altre città al mondo che abbiano dato i natali a geni dello spessore di Puccini, Boccherini, Catalani e Geminiani (solo per ricordare i più noti), o che abbiano da mostrare tanti luoghi che richiamano la vita dei compositori in un territorio di rara bellezza, storia e tradizione.

Ma è al tempo stesso difficile avere tra i competitori realtà altrettanto indietro nella disponibilità di spazi adeguati per la grande musica (teatri e auditorium), nei servizi in generale e nell’organizzazione in rete delle risorse da valorizzare, programmare e promuovere.

L'esclusione di Lucca dalle scelte dell'Unesco è insomma l'ennesima conferma dello scotto che si paga per il ritardo - culturale e operativo - con cui non solo il mondo della politica e delle amministrazioni, ma anche quello degli operatori e delle categorie si pongono il problema di qualificare e "vendere" bene l'enorme tesoro di cui disponiamo.

Lo ha capito Mimmo D'Alessandro, il quale ha saputo far diventare il suo Summer un "cult" mondiale, ma il suo esempio pare che non interessi granché. Anzi, negli ambienti degli invidiosi, che predominano, il suo successo dà proprio fastidio.

Tanto che tutti si guardano bene dall’accogliere la sua proposta di mettere a disposizione il "know how" consolidato in decenni di professione, preferendo ventilare il non sempre necessario, costoso e talvolta controproducente ricorso al guru di turno.

E non c’è solo il successo del Summer a spiegare come si fa a conquistare la scena: non è da meno il consenso che raccoglie la mostra dei Comics, ma nemmeno quella struttura organizzativa, almeno per il suo metodo, viene presa in considerazione per altri eventi.

Non è del resto una novità: nella storia, Lucca ha sempre subito il fascino della celebrità o dei personaggi che si presentano venendo da fuori con curriculum mirabolanti. Esempi si possono ricavare anche da un non lontano passato per le consulenze per l'urbanistica (rara eccezione il bellissimo progetto dell'architetto Italo Insolera che avrebbe salvato la città, ma che fu affossato dal partito dei cementificatori) o, più terra terra, del calcio locale dominato da fugaci apparizioni di "sceicchi" vari che poi di sé fanno parlare non per i risultati sportivi, ma per i processi.

Nel frattempo la "cabina di regia" da tutti invocata resta una chimera.

Ma questa città si vuol rendere conto che ha tutto per tornare ad essere una (non tanto) piccola capitale? A ben vedere brucia, ma non è la fine del mondo la bocciatura dell’Unesco, i cui rappresentanti ricorderanno comunque la grande ospitalità, sia pure organizzata con un po’ di affanno e discreti costi.

Se Lucca si rimbocca le maniche, ha le risorse, le persone, le professionalità e i cervelli per imporsi comunque: basta che non si mettano di mezzo quanti, da troppi anni, difendono con ogni mezzo un tran tran che fa morire la città, giorno dopo giorno. “Lucca non si muove perché ci si vive troppo bene”, si è sempre detto. Non è più vero.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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