Il Tirreno

Lucca

Il testimone: «Ad uccidere Manu non è il ragazzo che ha confessato»

di Donatella Francesconi
Il testimone: «Ad uccidere Manu non è il ragazzo che ha confessato»

Ghandi Brianij, titolare del “Balkan Food”, ebbe tra le mani l’aggressore del giovane meccanico Ed oggi accusa: l’ho rivisto e si è rasato i capelli come l’altro che, però, è più alto di lui

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VIAREGGIO. Un mese dopo, sullo stesso marciapiede dal quale - racconta - «sono schizzato come un proiettile e mi è sembrato ci volessero secoli per arrivare dall’altra parte, dove c’era quel ragazzo a terra». Riavvolge il nastro dei ricordi Ghandi Brianij, titolare del “Balkan Food”, l’uomo che ha avuto tra le mani l’aggressore di Manuele Iacconi, 34 anni, morto ieri all’orda di pranzo per le ferite riportate nel pestaggio subito la notte di Halloween in via Coppino. «L’ho tenuto fermo...eravamo quasi incastrati nella saracinesca di un negozio...Ma non è arrivato nessuno ad aiutarmi a trattenerlo. È assurdo...». Ghandi, un mese dopo, ha un’unica certezza: «Si somigliano, ma non è stato lui...». Il riferimento è al diciassettenne che si è autoaccusato di avere fatto tutto da solo. E all’altro. Quello che lui ha tolto di dosso a Manuele, già a terra: «Sono arrivato che lo stava picchiano con il casco. L’ho spinto, allontanato...Mi sono chinato sull’uomo, l’ho messo in posizione antichoc, gli ho sentito il polso...Non c’era battito...». Ghandi, in un’altra vita in un altro Paese, era ufficiale dell’esercito. «Ho capito che era morto...». Ma il ragazzo che aveva ridotto così Manuele Iacconi si è di nuovo avventato sulla vittima, inerme: «E ha ripreso a picchiarlo, col casco sulla testa...».

Ghandi racconta di conoscere il ragazzino che si è presentato in commissariato per dichiarare di essere il colpevole dell’aggressione: «Non è stato lui. Si somigliano con l’altro, ma l’altezza è diversa...». Somiglianza ancora più netta oggi: «C’è una cosa che mi fa una rabbia pazzesca - continua la testimonianza del commerciante -: il minorenne l’ho visto nuovamente in giro, e si è rasato i capelli come l’altro...Ora gli somiglia ancora di più...».

L’altro. Quello che - così le testimonianze - sarebbe uscito dalla piadineria sul marciapiede opposto a quello dove si è consumato il pestaggio, portando in mano il casco utilizzato per l’aggressione selvaggia a Iacconi già a terra. Colpito - così si racconta - da dietro con due pugni alla nuca che avrebbero provocato danni irreparabili.

La testimonianza di Brianij è quella di chi è riuscito ad avere abbastanza lucidità da non picchiare a sua volta: «Ma avrei dovuto - dice a bassa voce -: almeno anche l’aggressore avrebbe dovuto ricorrere alle cure dei medici. E allora non ci sarebbero stati dubbi...».

Anche se almeno un dubbio, purtroppo, è già fugato: «È la stessa banda che va in giro a picchiare da un po’ di tempo...Quelli escono solo per andare a picchiare...». In Darsena c’è anche chi pensa che possa essere addebitata a questo gruppo di giovani e giovanissimi perfino qualche rapina, come quella alla sala scommesse a pochi passi dal luogo dell’aggressione.

C’è rabbia e paura per la morte assurda, senza motivo, di Manuele Iacconi, una passione per i motori che divideva con i fratelli ed il padre, titolare della “D’Annibale Srl” a Porcari, officina autorizzata Scania, molto frequentata. «Ma l’esempio migliore l’ha dato la famiglia di Manuele - sottolinea Damasco Rosi, vice sindaco di Massarosa, ma soprattutto amico e vicino di casa di Manuele, a Piano di Mommio -: da loro non si è mai ascoltata una sola frase che fosse sopra le righe. Hanno avuto, in questa vicenda straziante, un atteggiamento dignitoso che è di esempio». Da qualche tempo Manuele Iacconi si era trasferito a Massarosa: «Ma a Piano di Mommio lo conoscono tutti - ricorda Rosi - anche grazie al suo impegno nel Comitato di rappresentanza della frazione. Nel quale era entrato, facendo per cinque anni tutto quello che poteva per la comunità».

Un impegno e una voglia di vivere finiti lì, su quel marciapiede della Darsena dei calafati, in una serata di festa, aggredito alle spalle e poi finito mentre si trovava a terra. Rianimato dai soccorritori, buttato in coma in un letto d’ospedale, aggrappato tra la vita e la morte per un tutto un mese. Senza nemmeno sapere perché...

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