Sicurezza
Benefit per pochi, la Fials contro l’Asl
Il sindacato critica il sistema di attribuzione di posizioni organizzative e coordinamenti. In ballo da 3 a 10mila euro l’anno
LUCCA. In ballo c'è una bella fetta di salario, somme che - secondo il sindacato Fials - variano da 3mila a oltre 10mila euro l'anno. Cifre importanti, tanto più in un periodo in cui - con i contratti fermi - c'è stata una perdita del potere di acquisto.
Ma di questi importi usufruirà solo una parte del personale dipendente dell’Asl 2, 197 persone su un totale di 2.088 dipendenti del comparto. Quelle che usufruiranno delle cosiddette posizioni organizzative e coordinamenti. Che secondo la Fials saranno attribuite non più a tempo ma - in caso di valutazioni positive - in maniera perenne, fino al raggiungimento della pensione. In modo tale da impedire ad altri dipendenti di aspirare a questi incarichi.
Fabrizio Santi, della Rsu, e Carlo Bartolomei, del sindacato, criticano sia la direzione aziendale dell’Asl che le altre organizzazioni sindacali, quelle confederali, che - dicono - hanno approvato questa linea.
Secondo la Fials si vanno a utilizzare risorse del fondo economico che appartiene a tutti i dipendenti del comparto che «si vedono sottratti circa 900mila euro l’anno».
Il sindacato spiega che sono 99 le posizioni organizzative previste con un aumento di 26 posti rispetto al 2013 e una spesa che lievita di 181mila euro; 97 i posti di coordinamento, con un aumento di 32 e un incremento di spesa di quasi 151mila euro.
«Su 2088 dipendenti del comparto - affermano Santi e Bartolomei - solo 196 beneficeranno di un benefit economico di circa il 10% con indennità che variano da 3 a 9mila euro, a cui si aggiungono ulteriori 1500 euro per indennità di coordinamento.
La Fials spiega di aver chiesto più volte di utilizzare la spesa storica del 2012, circa 400mila euro, lasciando i residui a disposizione di tutti i dipendenti e annuncia che non firmerà l’accordo aziendale e anzi si opporrà in tutte le sedi all’applicazione dello stesso.
La Fials chiarisce di aver fatto proposte che «andavano nella direzione di creare un equilibrio sociale all’interno dell’azienda, ma sono state tutte precluse e rigettate senza giustificata motivazione.
«Ci appelliamo ai lavoratori più responsabili e iscritti ai sindacati Cgil, Cisl e Uil - concludono Santi e Bartolomei - per essere portati a conoscenza e discutere dei loro diritti ad una trasparente informazione su questa trattativa e a decidere la distribuzione delle risorse economiche del proprio fondo contrattuale con un apposito referendum».(f.t.)
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