Il Tirreno

Lucca

Allenatore aggredito da un calciatore

di Luca Tronchetti
Allenatore aggredito da un calciatore

Finisce all’ospedale con il braccio fratturato Luca Pieri, assalito dal ragazzo indisciplinato che aveva mandato a fare la doccia

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LUCCA. Come una furia con il pugno a martello e una testata spezza l’avambraccio sinistro del suo allenatore e, tra l’incredulità dei suoi compagni e dei collaboratori del tecnico, lo insegue per una cinquantina di metri lungo il rettangolo verde cercando di scalciarlo da tergo per farlo cadere. E’ il racconto del mister, Luca Pieri, che parla dell’episodio che scuote il mondo del calcio giovanile dopo l’aggressione che vede protagonista un ragazzo di 17 anni residente nella provincia di Pistoia e da un paio di stagioni tesserato con la Folgor Marlia (Seconda categoria). È stato lui, spiega il trainer, a mandarlo in ospedale con una frattura scomposta dell’ulna del braccio sinistro. Pieri, 53 anni, residente in via dei Capannoresi a S. Cassiano a Vico, è stato centrocampista di B e C negli anni Ottanta, dopo aver indossato le maglie dei settori giovanili di Atletico Lucca, Fiorentina e Sestese. L’allenatore ha denunciato per lesioni aggravate il ragazzo e ora gli atti dovranno essere trasmessi al tribunale dei minori di Firenze.

Una vita sui campi. Nei suoi 40 anni di calcio ne ha viste tante Luca Pieri, conosciuto a livello dilettantistico come un ottimo allenatore di formazioni di Prima categoria (Ponte a Cappiano, Montecastello, Vorno, Pieve S. Paolo, Folgor Marlia). Ma una cosa del genere non gli era mai capitata. «Il calcio è stata la mia vita, ma non mi sono mai permesso di alzare la voce o peggio ancora di picchiare un mio allenatore neanche quando non mi faceva giocare - dice il tecnico della Juniores regionale della Folgor (se la caverà in due mesi, dopo che la prognosi iniziale al pronto soccorso era di 30 giorni) -. Non riesco ancora a metabolizzare quello che mi è accaduto e francamente non so se continuerò ad allenare. Di certo quest’anno per me l’esperienza in panchina si conclude con questa brutta pagina. Mi dispiace per i dirigenti della Folgor Marlia, ma non ce la faccio ad andare avanti. Quando starò meglio andrò a trovare i miei ragazzi e li saluterò. Voglio ringraziare i medici del San Luca che mi hanno operato sistemandomi una placca con 15 viti speciali fissate alla superficie esterna dell’osso».

L’antefatto e il fatto. È ancora sotto choc Pieri - che lavora nella cooperativa di facchinaggio Coop Service all’ospedale San Luca - mentre racconta l’aggressione. «Nessuno mi ha chiesto scusa. E pensare che quel ragazzo l’ho voluto io - sorride scuotendo il capo -. L’anno passato negli Allievi con un altro tecnico giocava poco ed era finito anche fuori rosa. Io l’ho visto con il pallone tra i piedi e mi è piaciuto. Un buon esterno di centrocampo in grado di poter giocare ai nostri livelli». Mercoledì scorso il primo screzio. «Ho 23 ragazzi e per responsabilizzarli ogni volta ne scelgo uno che diriga le operazioni di riscaldamento. In sostanza svolge le mansioni del tecnico e tutti lo devono seguire. Mi sono assentato una decina di minuti e il ragazzo che avevo scelto come organizzatore dell’allenamento mi viene a dire che uno dei compagni lo prendeva in giro e non lo seguiva. Era il centrocampista di 17 anni. Ho alzato la voce per imporgli un comportamento più disciplinato e lui mi ha risposto per le rime. Allora, visto che non aveva voglia di allenarsi, l’ho mandato a fare la doccia». Giovedì sera verso le 18 la squadra Juniores si ritrova tutta al campo sussidiario della Folgor Marlia. I giovani guidati da Pieri si siedono nel cerchio di centrocampo mentre il mister inizia a parlare: «Ho voluto ribadire l’importanza delle regole all’interno di un gruppo e il comportamento da tenere nello spogliatoio, con i compagni e con l’allenatore. E quando mi sono rivolto al diciassettenne centrocampista per verificare che avesse capito il mio messaggio lui ha iniziato ad alzare la voce e inveire contro di me. Gli ho detto di calmarsi e di aspettare che avessi finito prima di replicare e fornirmi le sue ragioni. Ma lui ha rincarato la dose con insulti e parolacce. Mi sono avvicinato e gli ho detto di andarsene a fare la doccia perché non aveva capito il messaggio». E in quel momento - sono le 19,30 di giovedì 18 settembre - scatta l’aggressione: «Ha fatto finta di andarsene e invece come un toro infuriato mi è venuto addosso a testa bassa e con il pugno a martello. Ho cercato di ripararmi alzando il braccio sinistro di traverso a protezione del volto. Dalla botta mi ha spezzato l’avambraccio e poi si è messo a inseguirmi in mezzo al campo. Io non l’ho toccato con un dito perché in tanti anni di attività non mi sono mai permesso di sfiorare un mio calciatore». La scena si è svolta alla presenza dei ragazzi, del dirigente Feliciano Rovai e del secondo Valter Turini.

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