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Lucca

“Prestito sociale” per 88 famiglie lucchesi

“Prestito sociale” per 88 famiglie lucchesi

Ottenuti attraverso la Caritas: «Potremmo fare di più, ma i requisiti sono molto rigidi»

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LUCCA. Su duecentoventidue domande raccolte dai centri di ascolto sparsi tra Lucca, Piana e Valle del Serchio da novembre scorso ad oggi, solo ottantotto hanno ottenuto il “prestito sociale” (fino a 3mila euro, senza interessi e garanzie, da restituire anche a rate entro il 2017) della Regione attraverso la Caritas. Giovani coppie, famiglie con bambini, spesso genitori separati - donne nella maggior parte dei casi - con a carico tutte le spese e tutte le responsabilità della vita familiare: sono queste a grandi linee le categorie dei soggetti richiedenti che hanno maggiormente utilizzato il “Prestito Sociale”, è il tratto grigio di una città che si divincola tra debolezza e tentativi di aiuto.

«Siamo riusciti ad ottenere 112mila euro di budget sul progetto - spiega Maurizia Guerrini responsabile dei centri di ascolto nella zona della Valle del Serchio - e da novembre abbiamo già erogato più di 100mila euro di prestito alle famiglie. Purtroppo il bando è categorico, solo certi profili possono accedere al Prestito Sociale, il carattere di contingenza e di temporaneità non lascia molto spazio alle interpretazioni. Grazie ai centri di ascolto cerchiamo comunque di indirizzare le persone verso altre forme di aiuto». Ma quali sono le motivazioni che spingono tante famiglie a richiedere il prestito? Spese sanitarie, tasse universitarie, piccoli debiti e affitto, ma il dato più allarmante riguarda «l’aumento di un fenomeno che non sembra arrestarsi - continua la collega Lorella Sestini, responsabile Caritas sulla zona di Piana e Lucca. Solo nel nostro distretto abbiamo formalizzato 150 domande, quelle che però abbiamo ricevuto e rifiutato per mancanza di requisiti sono molte di più». Grazie alla restituzione del denaro e alla “circolarità” del prestito presto altre famiglie potranno comunque accedere al contributo.

Per la zona della Piana e Lucca sono stati stanziati altri 142.500 euro, denaro che verrà gestito dalla Caritas - soggetto capofila - e coordinato dalle decine di volontari impegnati nei centri di ascolto: «Lavorare qui significa incontrare continuamente persone che chiedono lavoro, emotivamente è molto faticoso - spiegano le due responsabili Caritas - faticoso perché significa mettersi nei panni della persona che hai davanti. Non diamo risposte ma strumenti che cercano di fronteggiare situazioni di emergenza. Sapere che anche il prestito può aver aiutato una famiglia è una soddisfazione». I Centri di Ascolto accompagneranno i soggetti durante tutto il percorso di aiuto, compreso un intervento di tutoraggio finalizzato all'educazione ad un uso consapevole del denaro. Alla fine dietro ogni storia c’è sempre la vita di una persona: «Spesso - conclude Sestini - la vera fatica è non avere risposte da dare a chi hai di fronte. Spesso l'unica risposta è esserci, esserci e ascoltare».

Alessio Profetti

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