Sicurezza
L’acqua affonda i bilanci pubblici i cittadini pagano
Gaia addebita 42 milioni di conguaglio Arretrati in bolletta da luglio fino al 2018
L’acqua affonda i bilanci dei Comuni. Ma a ripianarli saranno i cittadini. In verità, hanno già cominciato. Con le bollette di luglio: entro il 2018 dovranno versare 42 milioni di arretrati per le tariffe non aggiornate in passato. Poi ci sarà un’altra tranche da 9 milioni. Con questi conguagli, Gaia rimborserà agli enti locali i crediti vantati: 50-60 milioni di mutui (per le reti) che la società non si è mai accollata da quando gestisce il servizio idrico integrato in 48 comuni da Massa Carrara a Pistoia.
Gaia chiede i conguagli ma ha 30 milioni di morosità.
Questo, almeno, è il piano elaborato fra aprile e giugno sotto la stretta sorveglianza dell’Autorità idrica Toscana (Ait) e della Corte dei Conti. Il principio è chiaro: i conguagli serviranno a Gaia per mettersi in pari con i Comuni. Il successo, però, non è garantito. Dipende dalla capacità della società di incassare le bollette. Finora non c’è stata. Anche a marzo 2014 la morosità era di 30,9 milioni, quasi il 7% delle fatture emesse. E gli stessi revisori dei conti rilevano «le crescenti difficoltà da parte degli utenti a pagare con tempestività al pagamento delle bollette» a causa delle crisi economica.
Il conto ai cittadini.
In sostanza, i contribuenti non pagano Gaia, Gaia non paga i Comuni (anche perché non ha mai riscosso i conguagli delle tariffe) e i Comuni rischiano il deficit perché non riescono a farsi liquidare da Gaia. Entrambi - Gaia e i Comuni - per fare cassa frugano nelle tasche dei cittadini con una situazione paradossale che non ha precedenti in Toscana.
Indagine della Corte dei Conti.
Così la magistratura contabile a maggio ha aperto «un’indagine conoscitiva» sui rapporti finanziari fra Comuni e Gaia per le «criticità» scoperte in anni precedenti nei bilanci degli enti, durante l’ordinaria attività di controllo dei conti: l’esistenza di “residui attivi” più vecchi di 5 anni e il peggioramento dei flussi di cassa. In altre parole, nei bilanci dei Comuni - aveva notato la Corte dei Conti - si continuavano a trascinare anno dopo anno crediti nei confronti di Gaia che non venivano riscossi, mentre peggiorava la liquidità delle amministrazioni. La conseguenza - osserva la Corte dei conti - è che la spesa corrente veniva sempre più spesso finanziata con anticipi di tesoreria - 17 milioni nel 2013 fra i vari Comuni - e con l’utilizzo di fondi a destinazione vincolati «che a fine anno non venivano ricostituiti». Un esempio: a Viareggio l’utilizzo nel 2012 dei fondi destinati a interventi per la strage ferroviaria o quelli delle multe che non sono stati spesi per parcheggi e opere di viabililità.
Comuni sorvegliati speciali.
E infatti, proprio nel 2012 la Corte dei Conti ha emesso 40 pronunce di «gravi irregolarità» nei confronti di 24 Comuni per la «vetustà dei residui attivi» riportati in bilancio (Bagni di Lucca, Borgo a Mozzano, Massa, San Marcello Pistoiese, ad esempio), per le difficoltà di cassa (Pietrasanta, Castelnuovo Garfagnana, Viareggio, Villafranca Lunigiana) e per il mancato accantonamento del «fondo di svalutazione crediti» (vantati nei confronti di Gaia, ndr) che è un “paracadute” obbligatorio per legge.
Con queste premesse, la Corte dei Conti già due anni fa ha rilevato che Gaia non salda i debiti nei confronti dei Comuni, che non rimborsa i mutui per la rete idrica contratti anche prima dell’affidamento della gestione alla società. Tuttavia si accorge che il problema non è solo questo.
Le colpe dei Comuni.
La magistratura contabile rileva che anche i Comuni non sono privi di colpe in questa vicenda. Innanzitutto (alcuni) si sono opposti all’adeguamento delle tariffe. Lucca in primo luogo: per difendere la propria “indipendenza” idrica, il proprio gestore del servizio (Geal) e le proprie tariffe - decisamente più basse che nel resto della Toscana nord - presenta un ricorso che ritarda gli aumenti. Il risultato è l’accumulo di un conguaglio che vale 30 milioni circa. Poi, Massa ritarda di nuovo gli scatti dal 2009 al 2012: altri 13,5 milioni. Così il conto supera i 43 milioni e mezzo.
Gaia, però, non è stata da meno. In questi anni ha «fatturato meno del previsto» rileva la Corte dei Conti. Responsabilità più grave, però, sembrano avercela - evidenzia ancora la magistratura contabile - le amministrazioni locali che poco o nulla hanno fatto per riscuotere i crediti vantati nei confronti di Gaia.
Incassati 4 milioni su 59 da Gaia.
Un dato è sintomatico: tra il 2005 (anno di inizio della gestione Gaia) e il 2012, il residuo dei mutui da pagare alle banche ammonterebbe a 59 milioni scarsi; in questo periodo, i Comuni avrebbero riscosso da Gaia 3,8 milioni. al 12,2%. Considerando che i Comuni sono 51, si capisce perché Viareggio in vari anni abbia recuperato solo 43mila euro su oltre 16 milioni di credito vantato a dicembre 2013 (oggi è più alto); Licciana Nardi appena 900 euro su un credito di 236mila euro Pietrasanta 8mila su 1,7 milioni o Castelnuovo garfagnana meno di 1300 euro su 422mila euro.
Ora è vero che alcuni Comuni hanno avviato contenziosi nei confronti di Gaia e che 9 hanno ottenuto decreti ingiuntivi che hanno obbligato la società a pagare 5,8 milioni, ma è solo il 10% del credito vantato dagli enti locali.
Il rimborso a rate non convince.
Perciò ora, si prova la strada del ripiano a rate. Ma la Corte dei conti non pare convinta. Intanto perché rileva che «la somma (i 51 milioni dei conguagli ndr) non sia sufficiente a coprire la totalità dei credito maturati dai Comuni. Inoltre il piano dei rimborsi «non appare compatibile con l’urgenza imposta da specifiche situazioni di mancanza di liquidità tali da comportare, per alcuni enti stato di grave sofferenza, rischio di dissesto ed ulteriori eventuali profili di responsabilità». C’è di più. La società - sottolinea la Corte - prevede anche di finanziare una quota della gestione «operativa con un finanziamento strutturato a medio lungo termine con la conseguenza che sull’utenza andrà a gravare (in bolletta) non solo il rimborso dei mutui ma anche l’ulteriore onere dei nuovi prestiti contratti dalla spa sulla cui gestione per ora non stiamo conducendo un’indagine».
Intervenga la Regione.
In compenso la magistratura contabile ricorda alla Regione che è coinvolta nel «sostegno finanziario delle società di gestione del servizio idrico (pure per investimenti strutturali)». Da qui l’invito alle «Autorità competenti a realizzare interventi tempestivi - leggi o regolamenti - per incidere strutturalmente su situazione così critiche da determinare effetti negativi, anche molto rilevanti, sugli equilibri di bilancio dei Comuni». Che sono avvertiti: non possono più utilizzare i soldi che avanzano da Gaia per finanziare la spesa corrente.
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