Il Tirreno

Lucca

In vendita (ma nessuno la vuole) la stazione di Ponte all’Ania

di Nicola Bellanova

L’immobile viene valutato 130mila euro ed è stato dismesso ormai da più di dieci anni Molti altri, ormai non più utilizzati, sono diventati sedi di associazioni ed enti o anche uffici postali

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VALLE DEL SERCHIO. Si chiamano in gergo “stazioni impresenziate”, ossia tutte quelle fermate sulle tratte ferrate secondarie sprovviste di capistazione e macchine regolatrici del traffico. Sulla Lucca – Aulla, ad esclusione del capoluogo e Piazza al Serchio, tutte le stazioni sono prive di personale. Ma solo sei sono ormai inattive da anni, però non tutte sono di fatto monetizzabili.

Scorrendo da nord a sud la via che da Lucca porta direttamente in Lunigiana, oltre ad imbattersi in paesaggi da favola, è facile scorgere anche stazioni abbandonate, che per vari motivi non possono essere vendute. Si tratta di quelle di Piaggione, Calavorno, Piano di Coreglia-Ponte all'Ania, Pontecosi in Valle del Serchio, poi Serricciolo, Pallerone e la vecchia stazione di Aulla in Lunigiana.

Restando su quelle in territorio lucchese, l’unica che attualmente è in vendita è l’ex stazione di Ponte all’Ania – Piano di Coreglia, posta sul torrente Ania. L’immobile, dismesso nel 2002, è ancora oggetto di trattativa privata, ma finora non ci sono state offerte. Però, dopo la base di partenza di 130 mila euro, il prezzo di vendita potrebbe ancora salire, perché si tratta di beni di una certa valenza sociale. Lo stabile, in completo abbandono, riversa in pessime condizioni di mantenimento generale avvolto da una fitta vegetazione, anche il vecchio sentiero di accesso che dalla strada regionale 445 portava allo stabile è quasi totalmente invaso da piante ed arbusti. All'interno della costruzione sono ancora presenti il bancone in legno di ricevimento merci e lo sportello, con una piccola apertura semicircolare nella parte bassa, della biglietteria.

Diverso il discorso per le stazioni di Piaggione e Calavorno. La prima è adibita dalla Protezione Civile come appoggio logistico e deposito, mentre la fermata sul territorio coreglino (posta a ridosso di uno dei pochi passaggi a livello della tratta) è ancora utilizzata come deposito di materiale elettrico per la rete ferroviaria, e difficilmente vendibile anche in futuro a causa della scomoda collocazione logistica. Molte delle altre, invece, sono diventate sedi di uffici pubblici o abitazioni di ex ferrovieri che hanno rilevato il piano superiore delle stazioni. Si pensi alla stazione di Ponte a Moriano (sede della Polizia Provinciale), Bagni di Lucca (dove si trova una stanza riservata agli scout), Ghivizzano che ospita il comando del Corpo unico di Polizia Municipale, Fornaci ospita la sede distaccata del Comune, o Mologno dove sono allocati l’ufficio postale e un’agenzia di viaggi, Castelvecchio Pascoli gestita da un circolo sociale, Fosciandora che prestissimo vedrà l’apertura di un punto vendita di prodotti tipici, Castelnuovo dove hanno sede gli uffici del Gal e Ponti nel Tempo, e Piazza al Serchio dove esiste ancora del personale di Trenitalia. Soluzioni, queste ottenute grazie ad accordi privatistici tra le amministrazioni locali e Ferrovie dello Stato, attraverso una serie di strumenti contrattuali differenti a seconda del caso.

Le “stazioni impresenziate” costituiscono, allo stesso tempo, un problema e un’opportunità: un problema perché le stazioni rimaste prive del personale ferroviario risultano spesso scomode, sgradevoli e insicure per i passeggeri, oltre a imporre alle Ferrovie costi notevoli per la manutenzione ordinaria e straordinaria. Un’opportunità perché queste strutture in molti casi si prestano a un uso sociale potenzialmente molto interessante per le amministrazioni locali e le varie realtà dell’associazionismo. Anche perché, nonostante i soliti problemi, le stazioni sulla tratta Lucca – Aulla costituiscono spesso l’unico e vero biglietto da visita per i turisti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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