Sicurezza
Disabili allo stadio Da rifare il progetto della Lucchese
L’elaborato presentato non è conforme alla normativa Il Comune aveva consigliato di chiedere pareri preventivi
LUCCA. Un progetto presentato dall'As Lucchese Libertas non conforme al decreto del Ministro dell'Interno datato 18 marzo 1996 impedisce di fatto la realizzazione della struttura riservata ai disabili ai bordi del campo del Porta Elisa. Perché la società invece di copiare fedelmente il progetto del 10 giugno 2008 dotato di tutti i pareri tecnici necessari (vigili del fuoco, sovrintendenza, commissione di vigilanza) e che era stato approvato dalla vecchia amministrazione (purtroppo scaduto perché nessuno aveva effettuato i lavori necessari entro il 10 giugno del 2013) ha deciso di redigere un nuovo piano che si discosta, stando alla commissione di vigilanza, da quanto prevede all'articolo 6 del decreto ministeriale.
L’email del Comune. E dire che la Lucchese in qualche modo era stata avvisata dei rischi che correva il tipo di progetto ideato. Con un’email dell'11 luglio scorso il tecnico comunale incaricato lamentava alcune perplessità sui «fili di acciaio con luce di notevoli dimensioni» e sulla pendenza della struttura del 10% quando, stando alle disposizioni di legge, la pendenza non dovrebbe superare l'8%. L'amministrazione consigliava i dirigenti della Lucchese di chiedere «un parere preventivo ai vigili del fuoco, al Coni, alla questura». Un parere che, stando al Coni e ai pompieri, non è mai stato chiesto.
La legge è legge. Invece tutto è andato avanti sino a quando la commissione di vigilanza non ha preso visione del progetto valutandolo «non conforme alla norma UNI 10121 sulla separazione degli spazi per gli stadi di calcio». La norma recita che «lo spazio riservato agli spettatori, quindi anche ai disabili, deve essere delimitato rispetto a quello dell'attività sportiva e tale delimitazione dev'essere conforme ai regolamenti Coni e delle federazioni sportive nazionali». I separatori interni, infatti, devono avere altezza non minore a 2.40 metri per ogni settore con due varchi muniti di serramenti che in caso di necessità possano essere aperti su disposizione dell'autorità di pubblica sicurezza. I separatori devono essere in grado di sopportare determinati carichi con parapetti di altezza minima di un metro e la copertura della struttura dev'essere in vetro. E, stando all'ingegnere dei vigili del fuoco esponente della commissione di vigilanza (che non percepisce alcun gettone di presenza per farne parte), questi parametri non erano previsti nel progetto presentato dallo studio Sgro di Viareggio per la nuova struttura dei diversabili. Per questa non conformità del progetto l’iter burocratico deve partire da zero. Ne serve uno nuovo p che dovrà passare di nuovo dal Comune, dalla Soprintendenza, dal Coni e dalla commissione di vigilanza.
Subito in commissione. «Appena ci rimandano il progetto io lo invio subito in commissione e lo porto di persona alla Soprintendenza» dice l’assessore Celestino Marchini. In fondo basterebbe copiare il progetto del 2008 (già approvato all’epoca da tutti gli enti preposti) per snellire l’iter.
Disabili umiliati. Purtroppo a pagare dazio per questo errore sono i cinque disabili, tra cui un collega bravo e preparato come Diego Checchi, che a seconda della decisione arbitrale (insindacabile, ma sempre differente) possono decidere se lasciarli su alcune panchine a bordocampo oppure costringerli con i loro accompagnatori ad andare in tribuna. Sino al giugno scorso c’era una vecchia struttura in eternit riservata ai diversabili. Un pollaio, s’intende. Ma forse prima di demolirlo occorreva che la struttura già fosse pronta (e non lo è) e soprattutto che il nuovo progetto fosse approvato anche dalla commissione.
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