Attenzione
«Mi sono anche indebitato per poterlo vedere felice»
Parla per la prima volta davanti ai giudici del tribunale l’artigiano di Capannori È accusato di molestie sessuali continuate per sette anni nei confronti di un bimbo
CAPANNORI. «Mi sono anche indebitato pur di vederlo felice. Ma non l’ho mai toccato e non ho avuto contatti a livello sessuale». Parla per oltre venti minuti Franco Leone, 64 anni, l’artigiano di Capannori accusato di un reato orribile: pedofilia. Da 14 mesi è detenuto nel carcere di Sollicciano (per un certo periodo in isolamento) e ha avuto anche dei ricoveri in ospedale per problemi cardiaci. Le prove raccolte dai carabinieri di Capannori sono molteplici e l’indagine diretta dal sostituto Sara Polino è accurata e minuziosa. C’è un dischetto realizzato con la voce dell’imputato registrata che racconta la sua passione malata verso quel piccino di cui si era perdutamente innamorato. Per l’accusa la prova regina. Ma lui, Franco Leone, si difende e cerca di far capire (anche con una lettera scritta dal carcere e indirizzata ai giudici del tribunale di Lucca ora agli atti del processo) il suo concetto d’amore nei confronti di quel ragazzino che, oggi, dopo un percorso rieducativo curato da una neuropsichiatra infantile sta meglio e si è inserito bene a scuola.
Le accuse. Leone, oltre che del reato di violenza sessuale continuata, è accusato anche di molestie e di appropriazione indebita. Tempestava di sms a tutte le ore del giorno e della notte il ragazzino e si sarebbe impossessato di monili in oro appartenenti alla mamma del bambino (oggi quattordicenne) per un importo inferiore ai mille euro. «Preziosi presi - ha detto l’imputato ai giudici -a parziale rimborsi dei soldi che dovevo avere da quella donna per lavori eseguiti in casa sua».
La deposizione. Assistito dall’avvocato Macari di Firenze l’artigiano di Capannori si è rivolto ai giudici (presidente Billet, a latere Silvestri e Fantechi) ha negato di aver approfittato di quel bambino, di averlo molestato sessualmente. Ribadendo il suo profondo affetto. «Lo volevo vedere felice. - ha raccontato al collegio senza tradire la minima emozione neanche di fronte alle domande incalzanti del pm - Mi sono anche indebitato pur di soddisfarlo. Gli ho comprato l’’iPhone, le cuffie, mi sono sempre reso disponibile accompagnandolo ovunque e mettendomi al suo servizio. Non l’ho mai toccato e non mi sono mai fatto toccare. Quella registrazione? Si trattava di una mia fantasia. Niente di realmente accaduto».
Il processo è stato rinviato al 28 ottobre per le conclusioni e la sentenza. Presente in aula anche l’avvocato di parte civile Silvia Perna nominato dai genitori del minorenne.
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