La protesta
Agricoltori sul piede di guerra via alla raccolta di osservazioni
La Cia vuole che la Regione modifichi parte del piano paesaggistico, togliendo vincoli per alcuni tipi di coltivazioni. Sotto i riflettori anche l’utilizzo: «Siamo penalizzati»
LUCCA. «L’agricoltura dev’essere custode del paesaggio ma questo non dev’essere un riflesso dell’attività agricola, non il suo fine ultimo». Parole di Piero Tartagni, presidente provinciale della Cia, che con la sua associazione sta portando avanti una battaglia con la Regione a suon di osservazioni per modificare una parte del piano paesaggistico.
Ci sarà tempo fino al 29 settembre per presentare le memorie ma la Confederazione degli agricoltori ha già presentato un proprio dossier che con ogni probabilità sarà fatto proprio anche dall’Unione degli agricoltori. Sotto la lente ci sono soprattutto le disposizioni del documento che secondo Adelmo Fantozzi, l’incaricato della Cia che ha seguito l’intero iter del piano – disegna la Piana di Lucca come una cartolina dell’agricoltura di 40 anni fa.
Si parla infatti di prati attorno alla città, ma la realtà di oggi non è più questa. Abbiamo invece un’agricoltura produttiva, con i suoi campi coltivati, che rappresentano una realtà dalla quale non si può più prescindere». In sostanza quindi gli imprenditori agricoli non vogliono rischiare di veder messi vincoli che potrebbero impedire lo sviluppo e la coltivazione di colture che progressivamente sono diventate sempre più importanti per l’economia della zona. Tra i punti cruciali individuati ci sono anche l’utilizzo della risorsa idrica, con il piano che giudica eccessivo a causa degli emungimenti industriali ma prevede una riduzione dei prelievi da parte delle aziende agricole. «Un paradosso», così lo definiscono gli agricoltori che chiedono la correzione del tiro.
Poi ancora la questione del florovivaismo, che secondo la Cia viene spesso visto come un ambito che produce più criticità che risorse. «Un punto di vista sbagliato perché ha grandi possibilità di evolversi e necessità di interventi che possano realmente aiutarlo nello sviluppo». Accanto agli imprenditori agricoli ci sono anche gli enti locali, con l’assessore provinciale all’ambiente, Diego Santi, e comunale all’urbanistica, Serena Mammini, che all’unisono sostengono che in Regione è stata fatta una foto un po’ mitizzata di quello che è attualmente il paesaggio lucchese. «L’azienda agricola è comunque un’azienda che deve gestire le proprie dinamiche ed essere in grado di cambiare tipo di coltura se il mercato lo richiede. Naturalmente tutto nel rispetto dei limiti fissati dalla legge». Assessori d’accordo anche sullo sfruttamento della risorsa idrica: «Riscontriamo da tempo problemi come il fenomeno della subsidenza, ma da tempo sono in atto contromisure come il cosiddetto Tubone 2. Per questo crediamo che non si possa limitare il prelievo per le aziende agricole, dal momento in cui nel piano si dice anche che la Lucchesia deve fornire anche l’acqua alla Valdinievole e alla zona fiorentina».
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