Il Tirreno

Lucca

Insegue il bandito che gli punta la pistola

di Luca Tronchetti
Insegue il bandito che gli punta la pistola

Direttore della Conad salva oltre 6mila euro, non apre la cassaforte e lo costringe alla fuga: «Gli volevo dare due schiaffi»

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LUCCA. «Ma non è mica Carnevale!». Un’esclamazione a voce alta fatta a un rapinatore armato di pistola appena entrato nel supermercato può apparire il frutto di un coraggio smisurato o di una totale incoscienza. Ma Giuseppe Ristori, 49 anni, residente a Pontedera, da 30 anni dipendente di supermercati e attuale responsabile della Conad di San Filippo, non si sente né un eroe e nemmeno uno sciagurato. «Ho fatto semplicemente quello che mi è saltato in testa in quel frangente.- dice il direttore del supermarket, che proprio giovedì è passato dalla Despar alla Conad - Quando con la coda dell’occhio da lontano l’ho visto entrare mi sembrava vestito da Zorro. Tuta nera, occhiali neri, un passamontagna che gli copriva parte del volto. Solo le scarpe erano bianche, da tennis con una striscia rossa. Era l’ora di chiusura e quella frase mi è venuta spontanea».

E neanche quando gli ha visto puntare la pistola si è spaventato: «Da come si muoveva ho capito subito che non era un professionista. Era un improvvisato e dall’accento mi pareva pisano. Manca poco che gli mollo due schiaffoni». Un vero temerario, Ristori. Che è riuscito nell’impresa di salvare oltre 6mila euro d’incasso nascoste tra la verdura prima che il malfattore se ne rendesse conto, evitare di aprire la cassaforte con dentro svariate migliaia di euro nonostante avesse in tasca la chiave e alla fine, dopo averlo stancato, lo ha persino rincorso fuori per una trentina di metri. «Poi, quando quello si è voltato a 10 metri da me puntandomi di nuovo il revolver - prosegue Ristori - Mi sono fermato e l’ho mandato a quel paese». E alla fine la rapina è fruttata poco più di 2mila euro..

Il racconto. La rapina è avvenuta sabato poco prima delle 20. Nel supermarket sulla via di Tiglio a S. Filippo c’erano due commesse, tre clienti - tra cui una ragazzina che ha aperto la porta per uscire facendo entrare, involontariamente, il malvivente - e il direttore Giuseppe Ristori. «Avevo a portata di mano parte dell’incasso e dopo la battuta a voce alta quando ho visto da una certa distanza che quello puntava la pistola alla cassiera ho nascosto il denaro nello scaffale della frutta e della verdura». Il rapinatore - 1.85 , corporatura normale, accento toscano - si è rivolto alla quarantenne cassiera lucchese intimandole di consegnare il denaro. «Dentro quella cassa c’erano poco più di 2mila euro. Era agitato, voleva altri soldi. La commessa mi ha chiamato e sono corso verso di lei. Il bandito mi ha puntato la pistola. Canna nera, impugnatura marrone. Sembrava la copia della Beretta dei carabinieri».

«Apri la cassaforte». «È stato lapidario: voleva i soldi della cassaforte. Io in tasca avevo la chiave, ma gli ho detto che il forziere era a tempo e doveva attendere. Lui era agitato. Ripeteva che dovevo dargli la chiave sempre puntandomi la pistola. Allora mi sono avvicinato e per otto volte gli ho gridato che la chiave non l’avevo e doveva attendere l’apertura accanto a me. Ha iniziato ad indietreggiare e alla fine è uscito di corsa. Gli sono andato dietro. Volevo mollargli due schiaffoni. Ho fatto una trentina di metri e lui si è girato puntandomi di nuovo l’arma. Allora ho desistito, sono rientrato e ho telefonato a polizia e carabinieri cercando di consolare la cassiera che era sotto choc e in lacrime». Un testimone ha visto il malvivente entrare a bordo di una macchina dall’altra parte della strada. Ad attenderlo c’era un complice, ma il testimone ha preso parte del numero di targa. «Purtroppo la telecamera è puntata soltanto sulle casse e non registra l’intero ambiente. Rafforzeremo la vigilanza con il servizio di guardie giurate interno ed esterno». Indaga la polizia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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