Il Tirreno

Lucca

In migliaia alla processione E nelle vie tornano i lumini

di Luca Cinotti
In migliaia alla processione E nelle vie tornano i lumini

Grande atmosfera in via Fillungo, dopo anni di buio. Corteo troppo lungo

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LUCCA. Dunque, la scommessa è stata vinta, Grazie alle casse del Comune, che hanno permesso di illuminare il tratto centrale di via Fillungo come mai era successo negli ultimi anni. Per lo stupore e la meraviglia di migliaia di persone, che ieri sera hanno preso d’assalto il centro, facendo da “festone” a un corteo che però, una volta di più, è apparso troppo lungo.

Più illuminazione. Il “salvataggio in corner” deciso dal Comune ha funzionato. Già intorno alle 20 il tratto di via Fillungo da via Mordini a via Roma era illuminato solo dai ceri. E quest’anno anche le catene, additate nelle scorse edizioni come prime responsabili die “buchi neri” erano rischiarate, grazie ai lumini forniti da Palazzo Orsetti, dopo che i tentativi di convinzione erano andati a vuoto. Pochi i fondi occupati a non aver illuminato: fra questi colpivano soprattutto Geox e Harry & Sons. Per il resto, gli spazi neri erano soprattutto quelli dei negozi chiusi. E in questo caso colpisce il cuore dei lucchesi (e dei non lucchesi che tanto lo hanno amato) soprattutto il Caffè Di Simo, desolatamente spento.

Folla delle grandi occasioni. Il meteo ci ha messo il suo zampino, per una volta tanto in senso positivo: niente pericolo di pioggia e temperatura mite. Clima ideale per far arrivare tanta gente. E così, puntualmente, è stato. Una folla che ha cominciato ad assediare le vie del centro fin dal tardo pomeriggio, cercando di attestarsi nel punto migliore per osservare il passaggio del corteo: più d’uno, in via Fillungo, si era portato anche un piccolo sgabello pieghevole.

Lunghezza eccessiva. Alla fine dei conti, però, chi ha resistito alle due ore e rotte di processione è stato solo una parte di chi era arrivato in città. Si ripropone, insomma, il problema di una processione che negli anni è cresciuta a dismisura nei numeri e nei gruppi partecipanti, così che assistere sia alla parte religiosa sia alla parte civile diventa una vera e propria prova di resistenza.

Sintetizza bene il problema Luigi Marchi, che intorno alle 21.45 abbandona la sua postazione in Canto d’arco: «Capisco che si debba dare spazio a più persone possibile, ma bisognerebbe far sì che ogni gruppo, parrocchia e associazione sia rappresentata da poche persone, al massimo tre o quattro».

Poco più in là Marzia e Federico Recchioni precisano il concetto: «Troppo tempo per le parrocchie, troppo tempo per le bande. Soprattutto per chi ha figli piccoli è difficile rimanere a vedre tutta la processione».

Anche se - per molti aspetti - la Santa Croce è sempre uguale a se stessa, in realtà qualcosa nell’organizzazione si può cambiare. Quest’anno, ad esempio, i Lucchesi nel mondo (come sempre fra i più applauditi) sono entrati in cattedrale, al contrario dei gruppi in costume. Segno che, se si vuole, i correttivi possono essere apportati anche a una tradizione secolare.

Certo è che c’è un aspetto da non cambiare, perché vincente: gli immancabili fuochi d’artificio che, come tutti gli anni, hanno richiamato una folla immensa sul lato nord delle Mura. Poi, tutti in coda per tornare a casa.

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