Finanza
Il gip aveva respinto due istanze
La procura di Lucca indagava sull’ex assessore di Altopascio accusato di stalking
ALTOPASCIO. Il sostituto procuratore Sara Polino aveva chiesto un provvedimento di divieto di avvicinamento del medico veterinario Alessandro Bianchi alla ex compagna di 39 anni che lo accusa di atti persecutori continuati. La richiesta, reiterata in due circostanze, era stata respinta dal gip del tribunale di Lucca, Giuseppe Pezzuti, in base al criterio di reciprocità. Perché le svariate denunce presentate dalla donna, madre di tre figli piccoli, nei confronti dell’ex convivente erano praticamente identiche alle querele che il veterinario presentava (con referti medici allegati) nei suoi confronti. La situazione è mutata quando i fatti, stando all’accusa, sono stati commessi nel territorio di Pescia dove la donna - che lavora come hostess in un locale della Versilia - era andata a vivere nell’abitazione paterna. A quel punto il legale della giovane madre, avvocato Sabrina Serroni del foro di Prato, ha presentato le denunce per maltrattamenti in famiglia, omesso versamento degli alimenti, minacce, lesioni e atti persecutori alla procura di Pistoia. Il medico è stato iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di stalking e nel giugno scorso il giudice delle indagini preliminari di Pistoia, Roberto Tredici, ha emesso un provvedimento di divieto di avvicinamento a meno di 150 metri di distanza dall’ex compagna. Venendo meno al provvedimento del giudice è scattato, dopo la denuncia della donna suffragata da due testimoni (che Alessandro Bianchi sostiene non essere attendibili), l’aggravamento della misura che ha portato all’ordinanza di custodia agli arresti domiciliari per il veterinario ed ex assessore ai servizi sociali e alla famiglia al comune di Altopascio. Per il legale della ex compagna il medico si sarebbe dimesso dalla carica per sottrarsi agli obblighi di assistenza in modo da far mancare i mezzi di sussistenza ai figli minori. Versione che il veterinario contesta decisamente sostenendo di aver lasciato l’incarico pubblico proprio per star più vicino alla prole.
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