Il Tirreno

Lucca

È riuscito a far ridere anche al suo funerale

di Paola Taddeucci
È riuscito a far ridere anche al suo funerale

Dolore e forte commozione alle esequie in cattedrale, ma hanno prevalso i ricordi belli, soavi e divertenti. Come sarebbe piaciuto all’urbanista-scrittore

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LUCCA. Giorgio Marchetti non si è smentito e ha fatto ridere anche da morto, come sicuramente a lui stesso sarebbe piaciuto. Nessun strazio né fazzoletti di troppo, infatti, ai funerali dell’architetto, intellettuale e umorista - fine autore di tanti testi e interventi anche sulle pagine del Tirreno, con cui collaborava da moltissimi anni- morto improvvisamente domenica. Una folla ha voluto salutarlo per l’ultima volta nella cattedrale di San Martino, dove si è tenuto il rito funebre. Dolore e commozione sì, ma uniti al sorriso. Perché per tutti quelli che lo hanno circondato ancora d’affetto nel suo estremo viaggio, hanno prevalso i ricordi belli, soavi e divertenti. Delle sue parole, dei suoi racconti, delle sue goliardate, dei suoi pensieri, della sua straordinaria ironia e intelligenza. Così è stato sul sagrato della cattedrale prima dell’arrivo della sua bara – semplice, pochi fiori, tra i quali un mazzo di garofani rossi mandati da un amico in ricordo della vecchia appartenenza comune al Partito socialista -; così si è ripetuto al termine del rito. Era straordinario vedere i capannelli di amici che si raccontavano Giorgio. Come Sergio Tambellini, storico collega dello studio di architettura e compagno di tante scampagnate divertenti, che ha ricordato la cena con lui di giovedì scorso, a base di una frittata fatta con sei uova e di pastasciutta del giorno prima. «Si è fatto una mangiata incredibile – racconta Tambellini -. Della frittata ha lasciato poco o niente e poi, quando se n’è andato, ha scherzato come faceva sempre sulla morte». Ma tutti avevano da ricordare qualcosa di soave a proposito di Giorgio. Maria Flavia Vangelisti, l’adorata moglie compagna di una vita, tra la commozione e gli abbracci dei tanti che le hanno voluto testimoniare l’affetto, ha sorriso a tutti dicendo: «Grazie, Giorgio ne sarebbe stato contento». Hanno accolto gli abbracci con un sorriso, nel pensiero del loro straordinario padre, anche i figli Edoardo ed Elena, e il fratello Gabriele, ingegnere dell’Asl 2. La chiesa era gremitissima. Molti i rappresentanti delle istituzioni, tra cui il sindaco di Livorno Filippo Nogarin, con la fascia istituzionale, e il primo cittadino di Lucca, Alessandro Tambellini, che ha assistito al rito accanto all’ex presidente del Senato Marcello Pera. Presente anche Elvio Cecchini, presidente dell'Ordine degli architetti. Moltissimi gli amici, vecchi e nuovi, arrivati anche da Livorno, città cui Marchetti era legatissimo, al pari di Lucca dov’era nato, perché i suoi genitori erano di là. E da Livorno una nutrita schiera del Vernacoliere, il giornale satirico cui Giorgio ha collaborato per anni. Proprio uno dei suoi compagni di satira - Federico Maria Sardelli, direttore d’orchestra, compositore e disegnatore – ha ricordato “il suo fratello maggiore”, al termine della cerimonia religiosa, con un’orazione funebre molto bella di cui parliamo diffusamente nella pagina a fianco. C’erano poi lo scrittore Marco Malvaldi e tantissima gente comune, che ha amato sulle pagine del Tirreno le cronache volutamente sgrammaticate di Pierin Lucchese e le dotte dissertazioni di Ettore Borzacchini, i due personaggi creati dalla penna di Marchetti. Pierin Lucchese, tra l’altro, è stato citato nella sua omelia anche don Agostino Banducci, parroco del centro storico, che ha officiato il rito insieme con don Piero Ciardella e fra’ Benedetto Mathieu. Dopo l’estremo saluto in cattedrale, l’ultimo viaggio di Giorgio sarà verso Arezzo per la cremazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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