Sicurezza
«Con il nostro impianto costi minori per i rifiuti»
Gli imprenditori che vogliono realizzare la centrale di carbonizzazione idrotermale a Salanetti illustrano i dettagli del sistema di trattamento
CAPANNORI. Si chiama centrale di carbonizzazione idrotermale e promette di mandare in pensione gli oltre trent’anni di polemiche in merito alla realizzazione di un impianto di compostaggio a Salanetti.
L’idea è di due imprenditori, il lucchese Luca Gelli, titolare della Gielle srl, e Massimo Manobianco, della Smarty Agency srl, che è il responsabile del progetto, che hanno acquisito i brevetti da parte di due ingegneri che ne hanno già realizzato uno a Valencia grazie ai finanziamenti dell’Unione Europea e sono stati premiati tra le cinque migliori start up di tutta quanta l’Europa.
Il risultato, sostengono gli imprenditori, è che con un investimento fatto da privati si potranno ridurre i costi per le amministrazioni e le aziende speciali.
Gli intenti, spiegati in una conferenza stampa, sono semplici «ma geniali perché grazie a questo procedimento altamente innovativo è possibile trattare l’umido organico e il verde producendo bio-carbone e chiudendo il ciclo dei rifiuti.
«I riconoscimenti e i finanziamenti ricevuti dall’impianto spagnolo testimoniano che il progetto ha già superato tutte le rigide prescrizioni ambientali dell’Unione Europa - aggiunge Luca Gelli -.
«Attaverso la regolazione di temperature e pressioni, con un ciclo temporale brevissimo (sette ore a fronte di almeno 28 giorni utilizzati da un impianto di compostaggio) oltre al biocarbone da utilizzare in sostituzione del pellet da legna, riusciamo a produrre anche acqua fertilizzante».
Emissioni. L’impianto tratterà esclusivamente rifiuti organici, dunque non pericolosi. Quindi nessun tipo di fanghi industriali chimici e non biodegradabili o legno trattato.
La centrale termica a servizio dell’impianto funziona a cippato o pellet – dunque energia rinnovabile – e ha una potenza termica di un massimo di 3 MW, l’equivalente di un albergo di medie dimensioni.
«Una potenza talmente ridotta che non richiede nemmeno il controllo delle emissioni – chiarisce Manobianco –. La nostra intenzione è comunque quella di eseguirne periodicamente e di pubblicare i dati aggiornati sul sito dell’azienda».
Le emissioni massime raggiunte sono di 42.000 Nmc all’ora e sono per il 70% composte da vapore acqueo. La centrale poi potrà essere alimentata dal biocarbone autoprodotto e porterà a un risparmio di risorsa rinnovabile e all’annullamento di emissioni di anidride carbonica.
L’acqua prodotta in eccesso viene ultrafiltrata e scaricata nella rete fognaria industriale secondo gli accordi già presi con Acque spa.
Infine non si produce metano e anche l’emissione degli odori è pressoché quasi annullata grazie al ciclo di produzione che ha tempi molto ridotti e avviene interamente in ambienti isolati dall’esterno.
Ubicazione. E’ stata scelta la zona di Salanetti per utilizzare un fabbricato industriale già esistente evitando il nuovo consumo di territorio.
«Inoltre – spiegano i due imprenditori – è anche un riconoscimento a un’amministrazione che ha ottenuto grandi risultati nella gestione dei rifiuti».
Tempi. Il Suap di Capannori ha già ricevuto la relazione tecnica e la Via il 31 luglio e ha 180 giorni di tempo per rispondere.
A quel punto potrebbero iniziare i lavori con l’obiettivo di avviare la produzione entro la fine del 2015.
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