Il Tirreno

Lucca

Arredi di pregio spariti ora parte il censimento

di Barbara Antoni

Fondazione Ragghianti, Soprintendenza e Italia Nostra al lavoro Parte l’appello: sono fondamentali le segnalazioni della gente di Lucca

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LUCCA. Sono i residenti nel tessuto lucchese le prime e più importanti sentinelle dei beni culturali della città. Senza la loro attenzione ai tesori “secondari” solo per dimensione - edicole sacre, stemmi, paracarri, nicchie, lampade votive e quant’altro - presenti sugli edifici del centro storico (e non solo) qualsiasi opera di ricognizione con lo scopo della salvaguardia e tutela degli stessi non sarebbe possibile.

La sensibilizzazione, quindi, è il punto di partenza di qualsiasi campagna, di qualsiasi censimento che si voglia avviare.

È quanto testimonia l’esperienza più recente, quella grazie al quale la Fondazione Ragghianti, insieme a Italia Nostra e alla Soprintendenza, hanno deciso di intraprendere un censimento degli arredi di pregio presenti sui palazzi lucchesi. Un lavoro strutturato, che partirà al più presto e che sarà finalizzato, appunto, a censire la ricchezza che c’è (o che c’era, ma che è sparita) di arredi di pregio. Un progetto che, spiega con orgoglio Maria Teresa Filieri, direttore della Fondazione Ragghianti, «potrebbe essere la base per un progetto europeo, secondo la Normale».

C’è molto entusiasmo intorno a questa impresa che sta per prendere il via. «Partiremo da una zona della città. Il censimento verrà condotto partendo da un modello di scheda, compilato in accordo con la Soprintendenza, dei singoli arredi», continua Filieri.

E dire che lo spunto per questo rilievo a tappeto che non ha eguali nel periodo attuale (unico precedente: il censimento dei luoghi di devozione operato nel 1988) è nato da una raffica di segnalazioni arrivate da Facebook, in particolare dal profilo aperto da Mauro Pucci e denominato “sei io fossi il sindaco di Lucca” al quale per la stragrande maggioranza hanno contribuito le segnalazioni, con tanto di fotografie di prima e dopo dell’arredo e relative informazioni a corredo, della fotografa e artista lucchese, nonché esperta d’arte, Cinzia Ricci.

«La partecipazione dei residenti è fondamentale per questo tipo di indagini - sottolinea la funzionaria della Soprintendenza Antonia D’Aniello -. Un altro lavoro che abbiamo portato avanti come Beni culturali riguarda il censimento di cento stemmi all’interno delle Mura urbane. È nato dalla segnalazione di due cittadini, un lavoro che abbiamo sostenuto. A breve saremo in grado di allestire una mostra grazie a questi rilievi, debitamente catalogati». Una volta completato il censimento sugli arredi minori, il responso sarà, spiegano i promotori, presentato al Comune, e «ci auguriamo che da qui possano nascere altri interventi».

«Italia Nostra collabora molto volentieri a questo censimento - afferma l’architetto Roberto Mannocci, presidente della sezione locale dell’associazione -. Non siamo nuovi a lavori del genere: basti pensare alla catalogazione di oratori e cappelle sul territorio lucchese che abbiamo compiuto e raccolto in un libro, o a quella dei monumenti ai caduti lucchesi delle due guerre a cui ci stiamo dedicando».

Perché gli arredi minori sono così importanti? «Perché Lucca è fatta di atmosfere - dice il presidente della Fondazione Ragghianti Giorgio Tori -. Se perdiamo questi particolari, la città rischia di omologarsi, di perdere personalità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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