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Quel Pierin Lucchese che ha divertito la città
Dalla primavera scorsa era ripresa la pubblicazione degli esilaranti testi del pluriripetente discolaccio che tanto aveva fatto arrabbiare una maestra
LUCCA. È stato l’asse portante, Giorgione, della pagina di satira che ha caratterizzato, con grande successo, l’edizione domenicale della nostra cronaca. Per oltre dieci anni, dalla fine degli anni Ottanta al 1999, le vignette di Marchetti (con lo pseudonimo Magi) e soprattutto i testi strepitosi firmati come Pierin Lucchese sono stati il sale di una iniziativa editoriale apprezzatissima dal pubblico dei lettori.
Per i tipi della Maria Pacini Fazzi, nel 1988 era uscita anche la prima raccolta de “I temi di Pierin Lucchese”. Nella prefazione, il caposervizio della nostra redazione, Marco Innocenti, scriveva:
“Disse di essere una maestra elementare che insegnava nella zona di S. Lorenzo a Vaccoli. Era arrabbiatissima: nella sua scuola, sosteneva, non c’era alcun Pierin Lucchese, quel pluriripetente, scansafatiche, discolaccio che ogni settimana scriveva lettere da far rizzare i capelli, regolarmente pubblicate nel supplemento di satira de Il Tirreno.
“Non ci fu verso di spiegare, alla inferocita maestra che telefonava alla redazione, che Pierin Lucchese era un nome di fantasia. Nemmeno la clamorosa smentita pubblicata nella pagina di satira del giornale la domenica successiva appagò pienamente la maestra. Ma almeno chiarezza era fatta: Pierin Lucchese non era uno scolaro di 14-15 anni, ancora in quarta elementare.
“In realtà, sotto queste mentite spoglie, si celava quel turpe individuo che da tempo, anziché limitarsi a fare il suo lavoro di architetto urbanista, aveva preso gusto a sfottere e dissacrare i costumi di vita cittadini.
“Pierin Lucchese cominciò così a farci avere in esclusiva notizie sulle grandi manovre del Comune grazie a suo padre, bidello-talpa che per arrotondare ora vende anche notizie false come la conclusione dei lavori Fio sulle Mura, la cacciata delle auto dal centro storico, la realizzazione dell’impianto per smaltire i rifiuti”.
Sempre per la Maria Pacini Fazzi, terminata la felice esperienza della pagina di satira, Marchetti aveva pubblicato un volume “La ricerca del Pierino perduto”riportando pezzi dal “diario” del discolo di cui si annunciava però la “misteriosa scomparsa”. Era successo infatti, inevitabilmente, che Marchetti avesse cominciato a stancarsi e a trovare ripetitive le lettere di Pierin Lucchese.
A Innocenti erano stati necessari una quindicina di anni di insistenze per indurre Giorgione a riprendere. Dalla primavera di quest’anno Pierin Lucchese era tornato a far divertire i lettori tutte le domeniche. I suoi testi erano brillanti, esilaranti e facevano capire come Marchetti avesse ritrovato il gusto e la gioia di scriverli. Ieri aveva postato il suo Pierin appena pubblicato da Il Tirreno sulla sua pagina Fb. L’ultima fatica prima di lasciarci.
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