Il Tirreno

Lucca

«Lasciatemi da solo, oggi devo scrivere»

«Lasciatemi da solo, oggi devo scrivere»

L’ultima richiesta ai familiari. La notizia ha choccato tutta Lucca

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LUCCA. La notizia che ti lascia attonito, sgomento arriva nel primo pomeriggio: è morto Giorgio Marchetti. Si stenta a crederci dopo averci parlato poche ore prima e dopo aver visto che all’ora di pranzo aveva postato sulla sua pagina Facebook le ultime fatiche scritte per Il Tirreno, il Borzacchini e il Pierin Lucchese.

Era nella sua casa di Viareggio, aveva detto alla moglie ed ai figli, Maria Flavia, Elena e Edoardo, che lo lasciassero da solo, che andassero pure al mare perché lui aveva da scrivere e stava meglio da solo. Ma dopo pranzo non aveva più risposto al telefono e, poco prima delle 15, la figlia è andata a vedere cosa succedeva.

Ha trovato il padre, con cui aveva un legame particolarmente profondo, a terra, privo di vita. Vano ogni tentativo di soccorso.

La notizia, diffusa dal sito del nostro giornale intorno alle 16,30, ha letteralmente choccato la città. In pochissimi minuti sono state centinaia le persone che hanno letto.

Difficile trovare a Lucca chi non conoscesse “Giorgione”. Nell’ambiente delle professioni era nota e apprezzata la sua attività quasi cinquantennale come architetto e urbanista. Negli anni Settanta-Ottanta, insieme a Gilberto Bedini, Giovanni Pacini e Marco Vannucchi, aveva fatto parte del gruppo di studio del piano regolatore che aveva disegnato per larghi tratti la riorganizzazione urbanistica del Comune allargata all’intera Piana.

Nel prosieguo dell’attività, anche una volta entrato (1994-2005) nel Consiglio nazionale dell’Ordine degli Architetti, Marchetti (71 anni) non aveva fatto mancare lucidi interventi sulle politiche urbanistiche portate avanti dalle amministrazioni comunali. La popolarità però era arrivata grazie alla sua eccezionale verve satirica. Aveva cominciato a mandare qualche vignetta al Tirreno, con lo pseudonimo di Magi, e, ricordando la sua vena umoristica nel libro “Il Bulanchio” scritto nel 1978, la redazione gli aveva chiesto di provare a scrivere qualche testo. L’accoglienza del suo primo “Pierin Lucchese” fu un successo tale che intorno alla vena di Marchetti la redazione riuscì a creare ungruppo di collaboratori che, con testi e vignette, per oltre dieci anni ressero le fortunate sorti della pagina domenicale di satira della cronaca di Lucca.

Gli altri testi erano affidati al prof. Francesco Giovannini, solo in apparenza austero docente e poi preside, che con lo pseudonimo di Petronio castigava il malcostume del Palazzo; a Saverio Iacopi che, con lo pseudonimo di Bastian Contrario, faceva quadri esilaranti dei problemi della città (come quelli dei vigili urbani che, costretti a lavorare nello smog e nelle polveri di piombo sempre più fitte, quando sputavano facevano uscire vere e proprie pallottole), Totonno ’a Cazzuola. A comporre la pagina domenicale erano poi le vignette di Bag (Gianfranco Baccelli), Natali (Francesco Natali), China (Simone Bianchi) e altri giovani, alcuni di quali hanno poi fatto brillanti carriere nel settore. Per tutti, il punto di riferimento era Marchetti che, insieme alla redazione, partecipava ad esempio alla scelta dei temi della pagina settimanale. Ma più ancora sollecitava l’organizzazione di frequenti cene nelle trattorie più semplici dove l’équipe della satira si riuniva spesso. In quelle occasioni, Giorgione dava il meglio di sè, sfornando battute a getto continuo.

Per chi ne conosceva e apprezzava le grandi capacità di urbanista e la grandissima cultura era singolare vederlo divertire-divertito.

«Alla fine – spiegava – resto sempre un goliardo».

E in effetti alla facoltà di Architettura dell’Università di Firenze era stato una trascinatore del “Fecondo et calcinoso Ordine della Cazzuola”, alternando scherzi e lazzi a studi proficui e collaborazioni illustri, come quelle con pezzi da novanta dell’urbanistica come i docenti Danilo Santi e Leonardo Savioli, progettisti tra l’altro dell’allora avveniristico mercato dei fiori di Pescia.

Insieme all’antiquario Bruno Vangelisti (di cui aveva sposato la figlia, Maria Flavia, compagna inseparabile di tutta la vita) aveva dato prova della sua ecletticità anche nel mondo del cinema, collaborando a scenografie di film di Luchino Visconti, come l’Innocente girato in Lucchesia.

Lucca perde uno dei suoi figli migliori, un uomo, come avrebbe detto Giorgione, che sapeva di greco e latino, dal “multiforme ingegno”.

Marco Innocenti

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