Il Tirreno

Lucca

In documenti e immagini la città di due secoli fa

di Paola Taddeucci
In documenti e immagini la città di due secoli fa

Presentato all’Archivio di Stato il volume che consente di ricostruire la mappa di Lucca a cavallo tra il 1700 e il 1880, tra la Repubblica e il Principato

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Diecimila documenti, più le immagini e le schede.

Da qui è partita la grande mappa che mostra la città com’era a cavallo tra il 1700 e il 1800 e una parte della quale contenuta, in cinque sezioni distinte, nel secondo volume dell’opera “Lucca tra Repubblica e Principato” dell’architetto Velia Gini Bartoli.

L’occasione per presentare il libro (edito da Publied) è stata l’inaugurazione delle nuove sale espositive della sede distaccata dell’Archivio di Stato ai Vecchi Macelli, nell’omonima piazza fuori delle Mura.

E’ in Archivio che sono custodite tutte le antiche carte, base per la stesura dei due volumi e per la ricostruzione della mappa.

«Un corpus documentario unico e inedito – spiega l’autrice – costituito da rilievi di straordinaria qualità, redatti in occasione di vendite, successioni o contratti, provenienti in particolare dal Fondo notarile e dalle Bozze allegate agli atti. Questi ultimi costituiscono solo un settore dell’immenso patrimonio archivistico lucchese, che fotografa l’immagine suggestiva di Lucca com’era più di duecento anni fa: un tessuto ricco di attività commerciali, artigianali e quant’altro andava allora a costituire il vivace e variegato assetto della città settecentesca».

Alcuni di quei documenti, tra l’altro, sono in mostra fino a mercoledì 10 nelle sale appena inaugurate.

Dal vivo, più ancora che nel libro, è un’esperienza unica vederli: fogli e schede piene di annotazioni su case, botteghe, strade e chiese esistenti nella città prima dell’arrivo al potere di Elisa Baciocchi Bonaparte, nel 1805, e soprattutto prima degli interventi di ristrutturazione urbanistica che ne mutarono profondamente gli assetti.

E proprio in relazione ai possibili assetti futuri, Elisabetta Piccioni, direttore dell’Archivio, ritiene che l’opera sia uno strumento irrinunciabile nella cassetta degli attrezzi dei tecnici e dei politici per le scelte su interventi e restauri da effettuare nel centro storico.

«Oltre al suo intrinseco valore culturale – dice il direttore – questo lavoro mette infatti a disposizione di chi materialmente opera nella città, geometri, ingegneri, architetti, una documentazione scientifica di supporto funzionale alla definizione di modalità di intervento più consapevoli nelle operazioni di restauro sia edilizio che urbanistico ».

Grazie alla puntigliosità dei lucchesi che nei contratti, nelle vendite, nelle divisioni segnavano ogni minimo dettaglio, a cominciare dal numero delle tegole di un edificio, l’architetto Bartoli, insieme agli archivisti Laurina Busti e Sergio Nelli, ha potuto ricostruire interi isolati, dei quali fino a oggi non avevamo più memoria, salvo qualche rara e sparsa indicazione.

In questo secondo volume ci sono il quartiere di San Pier Maggiore, che si trovava nell’attuale piazza Napoleone prima della mano di Elisa.

E poi l’area che gravitava intorno alla Porta che fu voluta dalla sorella di Napoleone, quella che occupava piazza Bernardini, la zona degli orti con l’ex monastero di Santa Chiara, l’isolato di San Giuseppe dove oggi c’è l’edificio delle Poste e Cittadella, demolito negli anni Sessanta del Novecento.

Nel primo volume, invece, tra le scoperte di Bartoli e degli archivisti l’ubicazione precisa della prima cattedrale di Lucca.

Ma c’è ancora dell’altro. «E’ stato poi possibile – conclude l’autrice – individuare esattamente gli edifici di torre dei quali fino a oggi possedevamo solo i nomi e le ipotesi di collocazione, fatte da Giuseppe Matraia nella prima metà dell’Ottocento.

E, cosa ancora più importante, tutta l’edilizia religiosa ingiustamente chiamata minore, che nel secolo XVIII era ancora presente in tutta la città».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa