Gioco
Scuola di S. Giuseppe tre persone indagate per il crollo del muro
La procura chiude l’inchiesta per il cedimento strutturale Nei guai titolare della ditta, direttore dei lavori e capo cantiere
MONTECARLO. Il maltempo non c’entrava nulla. O, per meglio dire, era una concausa del cedimento strutturale avvenuto, stando alla procura, per problemi di natura strutturale da imputare all’impresa costruttrice incaricata dall’amministrazione comunale di Montecarlo, con tanto di capitolato d’appalto, di realizzare l’ampliamento ella scuola media di San Giuseppe. Quell’edificio avrebbe dovuto ospitare anche la materna e l’elementare. Ma la ditta partenopea vincitrice dell’appalto avrebbe commesso una gravissima irregolarità che poteva costar caro a decine e decine di bambini e ai loro insegnanti. Fortuna volle che il crollo di un muro di tamponamento dei vani sottotetto lungo 20 metri e del diametro di 2,60 metri avvenne nella notte tra venerdì 4 e sabato 5 ottobre 2013. Vennero giù da oltre tre metri d’altezza pezzi di cemento e mattoni che finirono, in seguito alla rottura di un lucernario, nei corridoi al primo piano della scuola primaria che ospita 220 alunni. Se quel cedimento fosse avvenuto al mattino non ci sarebbe stato scampo per i piccoli studenti e per i loro insegnanti.
Altro che vento. Inizialmente, come accade sempre più spesso in questi anni Duemila, la colpa venne attribuita agli agenti atmosferici. Nella fattispecie il forte vento. Ma l’ondata di maltempo che si abbattè nella Piana in realtà non era sufficiente a giustificare quel cedimento strutturale. Attraverso il sopralluogo dei vigili del fuoco e dell’ufficio tecnico del comune di Montecarlo, nella persona dell’ingegner Marcello Mucci, emerse ben presto quella che potrebbe rivelarsi una verità sconvolgente. L’impresa aggiudicatrice dei lavori - una ditta napoletana - eludendo il diktat previsto nel capitolato d’appalto non aveva collegato con il solaio la spina metallica affogata nel cemento appoggiando semplicemente quel muro di 20 metri alle due parti laterali del tetto in modo da bloccare i muri portanti interconnessi. Il motivo? Stando agli accertamenti dell’autorità giudiziaria probabilmente per una questione legata ai costi e ai tempi di realizzazione dell’opera.
Tre indagati. Il Comune di Montecarlo - parte lesa nella vicenda e che, in caso di rinvio a giudizio degli indagati, si costituirà parte civile - presentò denuncia in procura inviando il capitolato d’appalto che dimostrava l’assoluta buona fede dell’amministrazione. Anche dal collaudo effettuato era impossibile ad occhio nudo far emergere quel vizio tecnico (mancato ancoraggio con struttura metallica) senza spaccare il muro. L’indagine, diretta dal sostituto procuratore Piero Capizzoto e affidata alla pg della Finanza in servizio in procura (maresciallo Borgia), è conclusa con l’invio di tre avvisi di garanzia nei confronti del titolare della ditta napoletana (già fallita) che eseguì i lavori, del capo cantiere (anche lui partenopeo) e del direttore dei lavori, un ingegnere lucchese. Per tutti e tre l’accusa ipotizzata è di crollo colposo.
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