La manifestazione
Assunzioni solo con l’ok del Comune
Le aziende saranno sottoposte a un controllo da parte di Lucca Holding e del Consiglio per tutte le operazioni importanti
LUCCA. Basta con le assunzioni facili, basta con l’acquisto e l’affitto di immobili. Il “giro di vite” sulle partecipate del Comune di Lucca si sta concretizzando in queste settimane. Ma parte da lontano. Da quando l’amministratore unico Andrea Bortoli ha cominciato a lavorare sulla nuova struttura che fa capo alla Lucca Holding, da una parte “ripulendo” i bilanci, dall’altra riordinando la partecipazione e, infine, permettendo al Comune di controllare in maniera stringente le sue società. Il tutto ben prima che il commissario alla Spending review Carlo Cottarelli puntasse il suo dito contro le partecipate e le loro distorsioni.
«Il nostro punto di partenza - spiega Bortoli, che ha seguito tutta la vicenda insieme al ragioniere capo del Comune Lino Paoli e all’assessore alle partecipate Giovanni Lemucchi - è stata la nuova legislazione del 2003 sulla direzione di un gruppo di aziende, che consente alla capofila di prendere le decisioni più importanti, lasciando alle controllate l’ordinaria amministrazione. Noi, sulla base di indicazioni provenienti da esperti di diritto commerciali delle università di Pisa, Milano e Firenze, abbiamo deciso di utilizzare questo modello (finora applicato da grandi gruppi come Fiat) alle partecipate del Comune di Lucca».
Questa sorta di “trucco” di compone di due documenti, approvati a fine aprile dal consiglio comunale e che proprio in queste settimane tutte le partecipate del Comune stanno adottando. Il primo è il regolamento per il controllo da parte del Consiglio Comunale della Lucca Holding: sarà l’assise cittadina a dare gli indirizzi alla partecipata, la quale a sua volta avrà l’obbligo di fornire una serie di informazioni all’ente. Fra queste tutte quelle che riguardano ogni singola società che voglia «compiere operazioni che siano idonee a modificare sensibilmente il proprio assetto societario, patrimoniale, finanziario, aziendale e organizzativo».
Il secondo documento lega invece la Lucca Holding alle sue controllate. Queste ultime dovranno avere l’ok per effettuare operazioni importanti come - ad esempio - la stipula di muti per oltre un milioni, la conclusione di contratti di sponsorizzazione per oltre 30mila euro l’anno, l’acquisto la vendita la trasformazione e la locazione pluriennale di beni immobili, l’attivazione di procedure di reclutamento del personale. Per ciascuna di queste operazioni dovrà arrivare un’autorizzazione, che potrà anche essere implicita dopo 15 giorni dalla comunicazione.
Insomma, alle singole società rimarrà solo l’ordinaria amministrazione. E, come avviene anche nel settore privato, la capogruppo potrà addirittura “imporre” operazioni che causino, nell’immediato, una perdita che verrà indennizzata.
«In questa maniera - continua Bortoli - garantiremo l’autofinanziamento del gruppo e il fatto che quello che l’attivo finisca nelle casse del Comune». Cosa che non sempre è avvenuta nel passato, visto che talvolta gli attivi della Holding sono finiti a “coprire” i buchi di altre società, come nel caso dell’aumento del capitale del Polo Fiere.
Risultati, insieme ai quattro milioni di utili registrati nel 2013, che spingono Bortoli a sostenere che sarebbe «velleitario, per non dire suicida, cercare frettolosamente di sopprimere aziende a partecipazione pubblica ben avviate e in grado di garantire utili servizi e stabili posti di lavoro. Dall’altra, però, occorre che i comuni-soci esercitino pienamente le loro prerogative istituzionali di indirizzo e controllo, assicurandosi libera possibilità di ingerenza e condizionamento nella gestione». Nella sede della Lucca Holding sono convinti di avere trovato la quadratura del cerchio fra queste due esigenze. E magari anche Cottarelli potrebbe avere qualcosa da imparare...
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