Il dolore
Santa Croce, nessuno vuole i ceri votivi
Pochissimi gli esemplari ordinati finora. Le associazioni snobbano l’appello del Comune ad acquistarli per la processione
LUCCA. Mancano appena nove giorni alla festività della Santa Croce, il giorno della religiosità per Lucca, che sfocia nella solenne processione verso il duomo di San Martino. Diocesi mobilitata, amministrazione comunale pure per distribuire aste e lumini per la tradizionale luminara. Il fermento c’è, il lavorio anche. Ma la proposta del comitato tecnico della Santa Croce (amministrazione comunale, diocesi e categorie) alle associazioni di ripristinare la tradizione del cero votivo da portare in processione e da offrire sembra riscontrare, almeno per ora, un clamoroso flop.
Alla cereria Giannini - a cui l’amministrazione ha commissionato tutto il materiale da illuminazione destinato alla luminara (fiaccole, candelotti, candeline, bicchierini e coperchietti, spesa totale 16.231 euro Iva inclusa, grazie a un contributo di 100mila euro della Fondazione Crl per le manifestazioni del Settembre Lucchese) finora non sono arrivati ordini se non «dal parroco e da una sola associazione», spiega un’addetta. Tutte le altre associazioni che sfileranno in processione, alle quali a più riprese il comitato tecnico della Santa Croce ha diramato l’invito di acquistare il cero votivo (costo venti euro, quota da versare quale offerta, da ritirarsi nella cappella Buonvisi nella della basilica di San Frediano) lo hanno disatteso. La richiesta è rimasta inascoltata e nessun ordinazione, eccetto le due citate, è partita per accaparrarsi ceri votivi alti 110 centimetri, 5,5 di diametro, recanti un cartello su cui scrivere il nome dell’associazione o del gruppo che lo avesse acquistato, portato in processione e poi lasciato in cattedrale per essere acceso nel corso dell’anno accanto alla cappella del Volto Santo.
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