Il Tirreno

Lucca

Sagre, ristoratori all’attacco: ecco le regole

di Barbara Antoni
Sagre, ristoratori all’attacco: ecco le regole

Fipe Confcommercio torna alla carica e propone un disciplinare su modalità e durata delle feste enogastronomiche

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LUCCA. Sulle sagre, i ristoratori di Confcommercio vogliono regole precise e certe. Basta con la deregulation, con menu chilometrici che sembrano quelli dei ristoranti quando invece, in teoria, una fiera enogastronomica dovrebbe promuovere un solo piatto tipico.

Così la pensa Benedetto Stefani, presidente provinciale Fipe, il quale torna alla carica con una proposta precisa, rivolta in primo luogo alle amministrazioni comunali della provincia e in secondo agli organizzatori delle sagre. Ai Comuni chiede incontri mirati nel corso dei quali prendere in considerazione un documento prodotto dalla Fipe, ovvero una bozza di regolamento per la “disciplina dell’autorizzazione temporanea di somministrazione”; alle sagre invece offre la collaborazione dei ristoranti. «Vogliamo essere coinvolti nell’organizzazione delle sagre - spiega Stefani - per condividere i contenuti delle singole manifestazioni. Vogliamo contribuire con i nostri esercizi alla promozione dei piatti tipici che individuano».

Proposta chiara ma impresa ardua. La Fipe lo sa bene ma non desiste. «Non abbiamo niente contro il principio ispiratore delle sagre, non vogliamo dichiarare loro alcuna guerra ma dobbiamo rimettere a posto la confusione che c’è. Non si possono tollerare menu con dieci primi e sette secondi. Anche per i ristoranti siamo all’anno zero. E vogliamo tentare di ridare al territorio la gastronomia, quella vera». Per questi motivi, aggiunge, «cercheremo di convincere le sagre a collaborare. E i sindaci a riflettere sul fatto che c’è bisogno di regole. Vogliamo aprire una porta».

Unico scopo: promuovere le tipicità. La promozione di un unico prodotto della tradizione toscana è infatti uno dei cardini del regolamento proposto dalla Fipe (riveduto e corretto rispetto alla prima versione presentata al ministero del turismo nel 2011). Tra le aspirazioni dei ristoratori c’è infatti di andare, attraverso un protocollo d’intesa con le parti sociali «alla creazione di una manifestazione - viene spiegato nella bozza di disciplinare - che valorizza i prodotti enogastronomici della tradizione legata al singolo Comune di appartenenza. Di andare inoltre a un menu fisso al quale gli organizzatori si devono attenere, da somministrare durante la manifestazione; di andare infine a una collaborazione con i pubblici esercizi del luogo».

Durata. Dato per scontato che la sagra (meglio definita “festa enogastronomica”) possa essere organizzata solo da «enti senza scopo di lucro» e che sia finalizzata alla «valorizzazione di prodotti tipici e del patrimonio ambientale, turistico e da associazioni che promuovono i valori della vita e della solidarietà civile», il regolamento vuole disciplinare anche i periodi di svolgimento delle feste enogastronomiche. La proposta è di non superare i settanta giorni annui all’interno di ogni singolo comune; il singolo evento, secondo la proposta, non dovrebbe superare la durata di dieci giorni consecutivi; inoltre in una stessa area, il regolamento vorrebbe che non si potessero organizzare nuove sagre prima che siano decorsi trenta giorni dalla fine dell’ultima.

Sanzioni e deroghe. Fatta salva l’osservanza dei requisiti igienico sanitari da parte della sagra, Fipe chiede che «non sia consentito lo svolgimento di attività temporanee nelle quali sia presente solo l’attività di somministrazione di alimenti e bevande. Inoltre si chiede che in un singolo comune le sagre non si sovrappongano nello stesso periodo.

Previste anche sanzioni ai trasgressori da 25 a 500 euro.

È prevista anche la possibilità di deroghe al regolamento, ad esempio «nel caso di manifestazioni di consolidata tradizione, previa consultazione delle parti sociali».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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