Il Tirreno

Lucca

Casermette, attesa per il bando

di Flavia Barsotti
Casermette, attesa per il bando

Perplessità accanto a disponibilità tra le associazioni che da anni occupano gli immobili sulle Mura

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LUCCA. Continua a far parlare, la vicenda delle casermette delle Mura urbane.

Dopo la decisione del sindaco Alessandro Tambellini e del presidente dell’Opera delle Mura, Alessandro Biancalana, comunicata in questi giorni, di procedere alla riorganizzazione del sistema di gestione e di concessione delle stesse, abbiamo proseguito la nostra inchiesta fra le attuali associazioni assegnatarie per conoscerne la posizione in merito alle novità in arrivo.

C’è chi si mostra dubbioso, quasi spaventato di fronte all'eventualità di dover fare i bagagli per lasciare i locali che occupa in certi casi da parecchi anni.

C’è chi, invece, sembra addirittura sicuro che, le nuove regole, non cambieranno la sua posizione.

E chi, tutto sommato, si dice disposto a pagare, secondo le proprie possibilità, quel canone minimo presto imposto dal Comune per cancellare sessant'anni di concessioni non rispondenti a principi propriamente univoci. Pronto il bando, in autunno, si procederà così alla richiesta di presentazione di un progetto dettagliato e di interesse collettivo, da parte delle associazioni, mentre il sindaco tornerà, probabilmente, sulla proposta di tenere aperte le porte degli edifici per consentire ai turisti di usufruire dei servizi igienici e altre utilità.

Un punto, questo, che continua a dare adito a diverse polemiche.

Per qualcuno che rifiuta categoricamente l’idea, preferendo non andare incontro a spese aggiuntive fra personale e pulizia, c’è comunque chi, questa politica, già l’ha adottata da tempo in spirito di servizio.

E’ il caso, ad esempio, della casermetta situata sul baluardo San Colombano.

Qui, due volte a settimana, il martedì e il sabato dalle 8,30 alle 10, è possibile incontrare i responsabili dell'Ulci, l’unione lucchese lotta contro l’infarto, mentre il mercoledì pomeriggio, dalle 16 alle 18,30, l’appuntamento è con l’associazione Acat, club alcologico territoriale.

E’ da loro che ricomincia il nostro giro, in un normale sabato mattina quando, già dalle prime ore, la casermetta, viene presa d’assalto dagli utenti che scelgono di fare prevenzione.

«Questo spazio, ci è stato riservato a partire dal 2000 – racconta, mostrandoci le foto dell’inaugurazione, Giovanni Giuli, segretario dell'Ulci e infermiere in pensione –.

«Prima, quando, al posto della Fondazione Puccini, poco distante da qui, c’era ancora l’associazione dei Carabinieri, avevamo in concessione come loro ospiti una stanza di quell'edificio.

«Successivamente siamo stati trasferiti.

«Durante l’orario di apertura, svolgiamo esami del sangue, misurazione della pressione arteriosa ed elettrocardiogramma: il tutto gratuitamente o, volendo, accompagnato da un’offerta libera.

«Soltanto a chi sceglie di diventare membro, viene richiesta una piccola quota da versare».

Con lui, incontriamo anche il collega Piero Rapposelli, responsabile Acat.

«Capisco che l’amministrazione debba sostenere delle spese e voglia, pertanto, rivedere qualcosa sul piano della gestione di queste strutture – prosegue Giuli – ma noi siamo volontari, non abbiamo grandi risorse a disposizione, non traiamo guadagni da quello che svolgiamo.

«Siamo disponibili a pagare un piccolo canone, purché la cifra sia accettabile e sostenibile.

«Fino ad ora, non ci è mai stato richiesto di contribuire in questo senso, ma quando, da due mesi a questa parte, il Comune ci ha fatto presente la necessità di provvedere da soli ai costi delle bollette e della corrente elettrica, non ci siamo certo tirati indietro, stipulando subito un regolare contratto.

«Anche quando l’Opera delle Mura ci ha invitati a tenere aperti i bagni al pubblico, abbiamo risposto positivamente, mettendoci a disposizione».

Più manutenzione da parte degli organi preposti, sarebbe però, secondo lui, opportuna al fine di preservare l’integrità degli ambienti.

Mostra infatti la finestra laterale, ormai usurata dal tempo e dagli agenti atmosferici, non dimenticando di fare presente anche i diversi problemi legati alle canale che, ormai piene di foglie, non favoriscono il deflusso dell’acqua piovana.

Insomma, i problemi di manutenzione non mancano e comportano ipotesi di spesa difficilmente sostenibili da gran parte delle associazioni.

Continuando il nostro giro, ci dirigiamo alla sede dell'Adipa, poco lontana che, stando agli orari, alle 10 dovrebbe essere aperta.

Le porte sono invece serrate, anche quando, più tardi, intorno alle 11,30 facciamo un secondo tentativo.

Nessuna indicazione all'entrata, ma il cartello che informa la chiusura nei festivi e una piccola sospensione estiva fa supporre una pausa di questi giorni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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